Ecomafia 2019: i dati Legambiente sulla criminalità ambientale

Ecomafia 2019: i dati Legambiente sulla criminalità ambientale

Presentato da Legambiente il rapporto Ecomafia 2019 sugli illeciti ambientali commessi in Italia nel 2018: ecco i dati forniti dall'associazione.

Prosegue in Italia l’offensiva degli ecoreati a danno dell’ambiente. A testimoniarlo il rapporto di Legambiente dal titolo “Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia”, dal quale emerge un quadro di illeciti legati principalmente al ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, alla filiera agroalimentare e al racket degli animali. Un documento realizzato grazie alla collaborazione tra gli altri di Forze dell’ordine, Capitanerie di porto, Corte di Cassazione, Ministero della Giustizia, Ispra e Sistema nazionale protezione ambiente al Cresme, Commissione Ecomafie all’Agenzia delle Dogane.

I dati Ecomafia 2019 sono stati raccolti in un volume, edito da Edizioni Ambiente e realizzato con il sostegno di Cobat e Novamont. La presentazione è avvenuta oggi a Roma alla presenza del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e di altri esponenti del mondo politico e istituzionale.

In generale il numero di illeciti ambientali passa nel 2018 a 28.137, oltre 3,2 ogni ora, in leggero calo rispetti agli oltre 30mila del 2017. La flessione maggiore è stata registrata tra gli incendi boschivi (-67%), più contenuta invece la riduzione degli ecoreati collegati ai furti di beni culturali (-6,3%). Durante lo scorso anno anche un minor numero di persone denunciate (35.104 rispetto alle oltre 39mila del 2017), di arresti (252 a fronte dei 538 dell’anno precedente) e di sequestri (circa 10mila, 11.027 nel 2017).

Cresce al contrario il volume di affari degli illeciti ambientali, pari a 16,6 miliardi di euro, cresciuto di 2,5 mld rispetto al 2017. Censiti da Legambiente 368 clan attivi in tutta Italia. In aumento anche i crimini legati al ciclo illegale dei rifiuti (poco meno di 8mila, quasi 22 al giorno) e al cemento selvaggio (+68% rispetto al 2017). Incluse per la prima volta anche le infrazioni verbalizzate dai Carabinieri in materia di “tutela del lavoro, sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o missione di informazioni alla Pubblica amministrazione. Nel 2018 lievitano anche le illegalità nel settore agroalimentare, sono ben 44.795, quasi 123 al giorno, infrazioni ai danni del Made in Italy e fatturato illegale”.

Aumentano anche gli ecoreati contro gli animali e la fauna selvatica: 7291, circa 20 ogni giorno (7mila nel 2017). Positivo secondo l’associazione l’effetto garantito dalla legge 68/2015 sugli ecoreati, applicata 1.108 volte nel 2018 (soprattutto in caso di inquinamento ambientale). A commento del rapporto Ecomafia 2019 è intervenuto Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente, che ha dichiarato:

Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà, per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità. Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario, approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione.

Per fortuna si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso voce e argomenti per denigrarla. Risultati che dovrebbero indurre a completare la riforma di civiltà inaugurata con la normativa sugli ecoreati: il nostro auspicio è che il Governo e il Parlamento invertano il prima possibile la rotta intrapresa e abbiano il coraggio di continuare il lavoro che nella scorsa legislatura ha visto approvare il maggior numero di norme ambientali di iniziativa parlamentare della storia repubblicana.

Il 45% delle infrazioni registrate è riferito alle quattro Regioni a “tradizionale insediamento mafioso” ovvero Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. In testa per numero di illeciti l’area campana (3.862), seguita da quella calabrese (3.240), quella pugliese (2.854) e siciliana (2.641). Maggiore concentrazione di ecoreati nel Centro Italia nel Lazio e in Toscana, mentre al Nord primo posto per la Lombardia. A livello cittadino primi posti per Napoli (1.360), Roma (1.037), Bari (711), Palermo (671) e Avellino (667). Di seguito le richieste avanzate da Legambiente per contrastare le ecomafie:

Nella lotta alle ecomafie e agli ecocriminali, per Legambiente è fondamentale mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68/2015. Tra le altre principali proposte avanzate oggi, l’associazione chiede che venga semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti; che vengano riconosciuti diritti propri anche agli animali inserendo la loro tutela in Costituzione e approvato il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno del Titolo VI bis del Codice penale – un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini. Per aumentare il livello qualitativo dei controlli pubblici serve approvare i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale.

Sul fronte agroalimentare, l’associazione chiede che venga ripresa la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari per introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato. Inoltre chiede che l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni dovrebbe essere gratuito e davvero accessibile. Altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini. Infine Legambiente auspica che il Parlamento istituisca al più presto la Commissione d’inchiesta sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

Seguici anche sui canali social

I Video di GreenStyle

Emergenza Climatica Roma: consegna della petizione alla sindaca Virginia Raggi