E-Cat, National Instruments il cliente misterioso?

E-Cat, National Instruments il cliente misterioso?

Siti vicini ad Andrea Rossi rivelano che l'ingegnere italiano avrebbe firmato un contratto con la National Instruments per produrre i sistemi di controllo dell'E-Cat

Aggiornamento: pubblichiamo la smentita di National Instruments arrivata per bocca di John Pasquarette, Vice President of Corporate Marketing and eBusiness

National Instruments non è in alcun modo coinvolta in trattative di acquisto dell’impianto di fusione fredda da 1 MW.

La missione di National Instruments è supportare ingegneri e ricercatori in numerosi campi applicativi e industriali (automotive, dispositivi mobili, robotica, energia e fisica), incrementandone la produttività e accompagnandoli nel processo di innovazione tecnologica e ricerca scientifica.

Nel mondo migliaia di tecnici, ingegneri e ricercatori sono impegnati nella risoluzione di sfide tecnologiche di enorme portata, come quella delle energie alternative. National Instruments fornisce strumenti per il controllo, il monitoraggio, il test e la misura a chi è impegnato nella realizzazione di diverse soluzioni applicative, ogni giorno. Un esempio di ciò è Leonardo Corporation, che intende utilizzare gli strumenti National Instruments per varie applicazioni.

Pochi giorni fa c’eravamo interrogati sulle parole di Daniele Passerini, blogger di 22 Passi, che riferiva di avere notizie “certe” sull’E-Cat e il suo reale funzionamento. Queste informazioni venivano da un ente non ben identificato che iniziava con la N (questo dettaglio lo avevano rivelato su PESN), per il quale si ipotizzò come misterioso soggetto la NASA.

Quando poi girò la voce che il primo acquirente dell’impianto a 1 MW a fusione fredda fosse la NATO, pensammo di aver trovato il vero riferimento di Passerini.

Neanche in quel caso si era ottenuto il nome “reale”: la risposta era la National Instruments, azienda statunitense leader nel settore hardware/software degli strumenti di controllo e misurazione. La notizia di un contratto ufficiale fra Rossi e la NI, rivelata in anteprima da PESN, ha liberato il blogger italiano dal vincolo al silenzio che lo legava:

Ho promesso di non divulgare notizie riservate e so mantenere la mia parola: adesso lo scoop di PESN mi ha liberato dal vincolo di segretezza su quest’ultima notizia. Ne so tanti altri di “segreti”, ma aspetto con pazienza che, uno dopo l’altro, cadano.

Questa primavera National Instrument aveva chiesto silenzio sulla sua disponibilità a “sponsorizzare” l’E-Cat di Rossi, ritenendo ancora troppo controversa la sua invenzione. Ergo, se National Instrument è uscita allo scoperto adesso, significa che anche loro hanno escluso l’ipotesi (campata in aria) della bufala.

Passerini conclude dicendo che questa notizia spazza via le argomentazioni di accademici e giornalisti aprioristicamente scettici con l’invenzione di Andrea Rossi. Il tono è piuttosto polemico, come ormai è d’uso comune fra pro E-Cat e scettici:

Il tempo farà giustizia: e a questo punto sono sempre più sicuro che stroncherà un po’ di carriere di giornalisti e accademici arroganti che parlano a vanvera… non vedo l’ora!

Ad ogni modo, gli scettici sono rimasti tali. ad esempio Alan Boyle, poche ore fa, ha ribadito la propria opinione, che sarebbe in linea con quella di moltissimi esperti del settore: il progetto di Rossi semplicemente “non può funzionare”.

Infine, solo ieri Steven B. Krivit, il numero uno tra gli avversari di Andrea Rossi, pubblicava le dichiarazioni di un ingegnere delle NASA, da dove si evinceva come i test di Rossi non avessero fin’ora dimostrato un bel niente. In pratica, per poter escludere che dentro l’E-Cat avvengano semplici processi chimici, la durate degli esperimenti avrebbe dovuto essere prolungata di molte ore (almeno 8 per il test con un solo E-Cat).

Insomma, sia i pro che gli avversari dell’invenzione di Rossi da oggi hanno nuove frecce per i loro archi polemici. Noi, come sempre, non possiamo fare altro che continuare a tenervi aggiornati.

Seguici anche sui canali social