E-Cat: dietro la fusione fredda una batteria al litio?

E-Cat: dietro la fusione fredda una batteria al litio?

L'E-Cat utilizzato nel test del 6 ottobre funzionerebbe grazie ad una batteria al litio? I fatti sembrano smentire ogni possibilità

L’opinione degli scettici, nei confronti dell’ingegnere Andrea Rossi, è riassumibile in due parole: ciarlatano e prestigiatore. “Ciarlatano” perché l’E-Cat sarebbe una bufala e violerebbe le attuali teorie della fisica nucleare (anche Focardi lo ha ammesso) e poi perché, diciamolo, questa fusione fredda sembra quasi creata apposta per essere commercializzata. “Prestigiatore” perché il test di Bologna, se non ammettiamo che possa essere avvenuta una reazione LENR, resta una magia il cui trucco non è stato ancora scoperto.

Da questi assunti è partita una gara fra i fan dell’E-Cat e i suoi avversari: questi ultimi cercano di scoprire quale sia il trucco usato da Rossi, mentre i primi smontano irridendole queste presunte spiegazioni. Una delle primissime teorie voleva che Andrea Rossi avesse semplicemente nascosto dentro o fuori l’E-Cat una batteria al litio.

Il blog “Boots and Oil” ha però mostrato come, a suo dire, quest’ipotesi sia semplicemente ridicola:

  1. In nessun modo una batteria al litio poteva essere montata fuori l’E-Cat, senza che chi ha seguito il test non se ne accorgesse;
  2. Una batteria capace delle prestazioni energetiche registrate, avrebbe delle dimensioni ragguardevoli e un peso molto vicino a quello totale dell’E-Cat. Ammettere che fosse presente all’interno del congegno significa dichiarare che tutte le persone presenti al test ora stiano mentendo;
  3. Una batteria al litio esposta al calore interno di un E-Cat in funzione semplicemente esplode;
  4. Comunque, le prestazioni della batteria a una temperatura limite calano notevolmente e non sarebbe possibile spiegare la relativa stabilità di output energetico registrato.

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