E-Cat: contro Andrea Rossi ancora l’Aspo di Ugo Bardi

E-Cat: contro Andrea Rossi ancora l’Aspo di Ugo Bardi

Nuovo durissimo attacco di Ugo Bardi di Aspo Italia contro Andrea Rossi e il suo E-Cat: finirà come la Petroldragon, non funzionerà.

Ugo Bardi, presidente carismatico di Aspo Italia, torna a scagliare frecce contro Andrea Rossi e il suo E-Cat. E, come già in passato, non risparmia critiche all’ingegnere italiano. Sul blog “Nuove Tecnologie Energetiche” dell’Aspo, con un post intitolato “Petroldragon e E-Cat: due storie parallele”, Bardi prevede che l’E-Cat faccia la stessa fine fatta vent’anni fa dalla prima società di Rossi, la Petroldragon, che prometteva di trasformare i rifiuti in petrolio.

Un’idea, quella del primo Rossi, che portò al suo inventore una lunga serie di brutte vicende giudiziarie (finite quasi tutte con l’assoluzione) e centinaia di pagine di giornali in cui l’ingegnere veniva dileggiato come un imbroglione. Con queste premesse, ora, Bardi torna a parlare di Andrea Rossi e del suo E-Cat, definendolo un “reattore nucleare per scaldabagni”.

Battute a parte, la parte interessante del post di Bardi sul suo blog è quella relativa ai brevetti: quello del 1985 sul petrolio da rifiuti e quello del 2011 sull’E-Cat. Afferma Bardi su Nuove Tecnologie Energetiche:

Come stile, il brevetto del 1985 somiglia molto al brevetto per l’E-Cat del 2011, nel senso che è molto vago e improbabile. Manca totalmente dei dettagli che sono necessari in un brevetto che serva a difendere la propria invenzione. Un brevetto così non sarebbe difendibile; in effetti non è un vero brevetto

E anche per questo le due storie, secondo Bardi, sarebbero assolutamente parallele. Ciò vorrebbe dire che finiranno allo stesso modo: con un pugno di mosche. Scrive ancora Bardi:

In fin dei conti, la storia della Petroldragon e quella dell’E-Cat sono simili e parallele. In entrambi i casi, Rossi ha sfruttato un momento di crisi energetica per proporre soluzioni spettacolari. Petroldragon doveva trasformare i rifiuti in carburante, mentre l’E-Cat doveva produrre energia da misteriose reazioni nucleari. Erano entrambe promesse di soluzioni miracolose, certo, e molta gente ci ha creduto in buona fede. Peccato che ci sia sempre un piccolo problema in queste cose: il fatto che, nella scienza, non ci sono miracoli. La grande somiglianza fra l’E-Cat e il processo Petroldragon è in fin dei conti una sola: nessuno dei due funziona

Chi dei due abbia ragione, tra Rossi e Bardi, non è possibile dirlo. Non ci dobbiamo dimenticare, infatti, che l’E-Cat si baserebbe su una reazione LENR che, come tutte le reazioni nucleari “fredde” a bassa energia, è ancora molto poco studiata dalla scienza. Anche perché, secondo la scienza ufficiale, quel che succederebbe dentro l’E-Cat è semplicemente impossibile.

Tutto questo ricorda molto la storia del tunnel dei neutrini e della velocità di queste particelle: la scienza consolidata dice una cosa, alcuni scienziati di frontiera ne dicono un’altra. Poi fanno una scoperta che fa il giro del mondo perché rivoluzionerebbe la fisica nucleare e, dopo pochi giorni, saltano fuori problemi di misurazione. Non vi scordate che tutte le polemiche sull’E-Cat di Rossi nascono proprio dalla misurazione del vapore in eccesso che l’apparecchio (o l'”accrocchio”, come lo chiama Bardi) produrrebbe.

Certo, però, anche l’interessamento della NASA (prima accennato, poi confermato e poi mezzo smentito) alle LENR sembrerebbe dare credito alle teorie di Rossi e all’ipotesi che l’energia nucleare non è solo quella che oggi conosciamo. Di certo, in questa vicenda, c’è che Rossi ha imparato molto dalle sue vicissitudini con la Petroldragon.

L’Andrea Rossi di oggi non è lo stesso, forse un po’ ingenuo, del 1985. Si muove diversamente e in modo sfuggente e mai realmente concreto, trincerandosi dietro il segreto industriale e gli accordi di riservatezza con i clienti e i partner. Se nel 1985 la partita Petroldragon si è giocata con le regole della scienza ufficiale, infatti, nel 2011-2012 quella dell’E-Cat si sta giocando con le regole di Rossi.

E gli altri inseguono, come dimostra la paradossale vicenda dei test all’Università di Bologna (quale tempio più ufficiale in Italia per la scienza ufficiale). Alla fine ha vinto lui, Rossi, che non ha pagato il famoso mezzo milione di euro e ha costretto l’Unibo a inseguirlo offrendogli i test gratuitamente. E Bologna li farà, pur di non restare fuori da questa vicenda che, allo stato attuale, potrebbe essere tanto la più grande rivoluzione del secolo quanto la più grande bufala.

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