E-Cat: Cina e Corea pronte ad investire

E-Cat: Cina e Corea pronte ad investire

Secondo la Prometeon Cina e Corea sarebbero pronte ad approfittare della novità E-Cat, qualora dovesse essere lanciata sul mercato nell'anno entrante

Il 2014 sarà l’anno dell’E-Cat? Ovviamente alla Prometeon, azienda licenziataria per l’Italia dei prodotti di Andrea Rossi, ci sperano. Un post pubblicato sul loro sito recita, infatti:

L’anno che stiamo per vivere potrebbe essere l’inizio di quella che vorremmo fosse un giorno ricordata come una delle più grandi rivoluzioni della Civiltà umana, paragonabile a quelle prodotte da poche altre invenzioni: il fuoco, la stampa, la macchina a vapore, la radio, il computer. Del resto, nel campo dell’energia, il “nuovo fuoco” ha “i numeri” per superare perfino invenzioni quali la pila di Fermi ed i reattori nucleari da essa derivati, poiché può fornire all’Uomo energia gratuita e illimitata ma senza nessuna delle controindicazioni dell’energia nucleare.

Un commento entusiastico. Ma dato che si tratta di un sito commerciale, non possiamo aspettarci toni diversi. Ma se l’E-Cat dovesse esplodere come fenomeno, oltre a garantire un futuro più green a tutta l’umanità, quali Paesi ne beneficerebbero di più, almeno in prima istanza?

Alla Prometeon hanno le idee chiare a riguardo: Cina e Corea. A differenza che in Occidente, infatti, la situazione politica sarebbe più favorevole che non in Europa, mancando i freni lobbistici tipici delle nostre economie:

Tra i Paesi che si stanno schierando in prima fila nel beneficiare di questa rivoluzione troviamo, un po’ a sorpresa, realtà come la Cina e la Corea le quali, non avendo quelle lobby influenti che in Occidente frenano ogni seria alterazione dello status quo in campo energetico, saranno doppiamente avvantaggiate dall’adottare per prime o quasi una tecnologia come quella dell’E-Cat.

Confessiamo di capire perché in Corea del Sud ci dovrebbero essere meno lobby che in Europa. Né ci è così evidente perché in un Paese come la Cina che sta investendo miliardi sulle centrali nucleari tradizionali (ma anche sulle rinnovabili e perfino sul carbone), non ci potrebbero essere delle resistenze simili a quelle occidentali. Ad ogni modo, rispettiamo l’analisi proposta.

E l’Italia? Da Paese guida nelle ricerche sul campo della fusione fredda, si sarebbe fatta scappare la possibilità di impiantare questo business nel proprio territorio:

L’Italia, già in ginocchio per una crisi che appare sempre più come l’inizio di un lungo declino, ha perso un’occasione unica lasciando che l’invenzione di Rossi varcasse l’Oceano, e questo errore di valutazione potrebbe venir pagato molto caro.

Parole di monito e quasi di minaccia. Il 2014 darà forse le risposte che attendiamo. La prima è sapere con certezza se l’E-Cat, prima di essere un’invenzione capace di sconvolgere la nostra società e la nostra economia, sia semplicemente una macchina che funziona. Non è che possiamo, ancora, esserne così sicuri.

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