Il Doomsday Clock è a 100 secondi dall’Apocalisse

Il Doomsday Clock è a 100 secondi dall’Apocalisse

Fonte immagine: Wikipedia

Il Doomsday Clock, l'orologio che metaforicamente segna la distanza dell'uomo dal baratro finale, è arrivato a 100 secondi dalla mezzanotte.

Solo 100 secondi separano l’umanità dall’Apocalisse. Il Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago ha infatti deciso di spostare il Doomsday Clock – l’Orologio dell’Apocalisse che simbolicamente segna la distanza dell’uomo dal baratro finale – a un 1 minuto e 40 secondi dalla mezzanotte. Una decisione presa non solo per la sempre più complessa situazione politica a livello internazionale, con il rischio di nuovi conflitti in Medio Oriente, ma anche e soprattutto per le condizioni sempre più disastrose del clima.

Il Doomsday Clock nasce nel 1947 come iniziativa di sensibilizzazione verso le problematiche che più affliggono il mondo. L’orologio misura metaforicamente la distanza che separa l’umanità da un’ipotetica fine, per spingere a un cambio di rotta, di cultura, di politica e mentalità. Dal 1947 al 2019 l’orologio in questione non ha mai superato i due minuti dalla mezzanotte – toccati nel 1953, nel 1960 e nel 2018 – mentre la distanza massima è stata raggiunta nel 1991, con 17 minuti. I 100 secondi del 2020 rappresentano, di conseguenza, un campanello dall’allarme: è la prima volta che l’orologio segna questa misura.

Secondo il Bulletin of the Atomic Scientists, la preoccupante situazione attuale deriva soprattutto da una leadership politica poco capace di gestire la complessità del reale, a causa di rappresentanti influenti che “denigrano e rifiutano i più efficaci metodi per affrontare minacce complesse”.

La Presidente Rachel Bronson ha sottolineato come la popolazione più generale stia sempre prendendo più coscienza delle problematiche che affliggono il mondo – ad esempio sul fronte dei cambiamenti climatici, grazie anche al movimento rappresentato dalla giovane Greta Thunberg – ma non troverebbero nei leader un ascolto effettivo.

Tra le problematiche più urgenti da affrontare – oltre alla sempre più grave crisi climatica, ben rappresentata nelle ultime settimane dai terribili incendi in Australia – gli esperti hanno rilevato la possibilità di un nuovo conflitto nucleare, la pervasività della disinformazione in tutti gli ambiti della vita, l’aumento delle campagne cybernetiche per la diffusione di fake news, la rimozione di strumenti che permetterebbero alle persone di prendere consapevolezza, reagire, sposare un cambiamento positivo.

Fonte: Washington Post

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