Donna sbranata dai cani dei quali abusava

Donna sbranata dai cani dei quali abusava

Una donna, morta per malore, è stata dilaniata dai suoi cani vittime di abusi, maltrattamenti e costretti a cibarsi del suo corpo per non morire.

È probabilmente il corpo di Patricia Ritz quello ritrovato all’interno di un’abitazione in Kentucky: a lanciare l’allarme sono stati i vicini insospettiti dalla sua assenza. Non è stato rinvenuto alcun cadavere, ma alcuni resti umani riconducibili alla donna di 67 anni. Accanto a essi un branco nutrito di cani con i quali la Ritz viveva e che presumibilmente si sono cibati dei suoi resti per sopravvivere. La donna aveva collezionato una serie di condanne per abusi e maltrattamenti su animali e, nonostante gli interventi di polizia e associazioni, il numero dei cani da lei posseduto era aumentato in modo considerevole.

Le autorità sono convinte che la mandibola e il teschio umano rinvenuti appartengano proprio alla proprietaria di casa, probabilmente deceduta per un malore o per malattia. E che i cani si siano cibati ripetutamente dei suoi resti, dilaniando completamente il suo corpo, per questo le indagini verranno affrontate con analisi dettagliate e test di laboratorio. Ma da tempo sulla sua testa pendevano condanne pesanti per abusi e maltrattamenti: sin dal 1986 era sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine e dei centri per recupero animali maltrattati. Cinque le condanne per abusi con la richiesta di contenere le adozione e il numero degli esemplari in casa, oltre alla necessità della sterilizzazione obbligatoria.

Ma dai 50 cani scoperti la prima volta la donna era passata a 189 esemplari, favorita anche dai continui spostamenti di stato in stato. Nonostante il divieto imposto dalle autorità, Patricia si era trasferita dall’Indiana al Kentucky. Tuttavia le accuse di abuso l’avevano seguita e le autorità era intervenute nuovamente, scoprendo un numero imprecisato di cani detenuti in condizioni nefaste. Per molti di loro, circa 159, era stata scelta la via della soppressione tramite eutanasia. Le loro condizioni di vita erano così drammatiche da condizionare la scelta in favore della morte.

Mary Beth Kolb, dell’associazione Adopt-A-Husky, so è detta turbata dall’eccessivo animal hoarding:

Non capisco perché qualcuno debba vivere in queste condizioni, costringendo i cani a una vita simile.

Ora gli esemplari tratti in salvo sono ricoverati presso una struttura veterinaria, mentre altri sono curati presso un rifugio. I cani non sono per ora destinati all’adozione, ma per loro si prevede un percorso di recupero in qualche santuario per animali. Si prospetta un lungo lavoro di riabilitazione fisica e affettiva, che possa ricondurli verso la serenità e la tranquillità.

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