Disastro Costa Concordia, rischio ambientale per l’Isola del Giglio

Disastro Costa Concordia, rischio ambientale per l’Isola del Giglio

Naufragio della Costa Concordia, Isola del Giglio a rischio greggio. Si lavora per trovare gli ultimi dispersi, ma anche per la messa in sicurezza dei serbatoi

L’incidente della Costa Concordia rischia di trasformarsi in un disastro ambientale senza precedenti. La nave da crociera arenata nelle immediate vicinanze dell’Isola del Giglio sta mettendo in pericolo l’ecosistema di una delle più belle zona d’Italia con le 2.300 tonnellate di carburante ancora nei suoi serbatoi. Salgono purtroppo le vittime, all’alba scoperto un altro corpo all’interno dello scafo.

Sulla vicenda già intervenuto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha dichiarato l’intenzione di procedere nel prossimo futuro a un provvedimento che impedisca a questi “giganti del mare” di navigare nei pressi di aree naturalistiche protette e parchi marini. Nel presente il Governo Monti si sta muovendo per risolvere nella maniera più rapida possibile la crisi umanitaria, fornendo soccorso ai superstiti e intensificando le ricerche di quanti ancora risultano fra i dispersi. Inviate anche quattro imbarcazioni per la messa in sicurezza dei serbatoi di carburante.

Limitazioni per le navi da crociera che esistono già, come afferma lo stesso Clini, ma che spesso vengono aggirati o ignorati per avvantaggiare il movimento turistico delle compagnie di navigazione. Necessaria quindi nei prossimi mesi un’ulteriore presa di posizione contro questo genere di pratiche. La preoccupazione ambientale però al momento resta legata alle tonnellate di greggio ancora nei serbatoi della Costa Concordia:

È il nostro incubo dall’altra notte. Appena avvenuto l’incidente abbiamo subito cercato di valutare questo rischio. La nave ha i serbatoi pieni di carburante, è un gasolio denso, pesante, e potrebbe sedimentarsi nei fondali, sarebbe un disastro. Poi, potrebbe disperdersi in mare, contaminando e imbrattando una costa pregiatissima. Infine, gli effetti che abbiamo visto in casi analoghi sulla fauna marina e sugli uccelli.

Estrazione del carburante che sarà affidata alla Smit, società specializzata nei recuperi in mare, che già si occupò alcuni anni fa del recupero del sottomarino russo “Kursk“. Verrà messa in atto una tecnica denominata “Hot tapping”, che prevede un foro sicuro nel serbatoio dal quale aspirare il carburante in un intervallo che potrebbe andare dai tre ai quindici giorni.

Corrado Clini sottolinea poi le difficoltà legate all’assetto precario dello scafo della Costa Concordia, ancora non del tutto stabilizzatasi e che ha ormai raggiunto un’inclinazione di circa 80 gradi:

Per adesso abbiamo mobilitato i mezzi a disposizione, i nostri esperti, la Guardia Costiera e il reparto ambientale marittimo della Marina: stiamo monitorando la situazione e siamo pronti a intervenire se ci fossero sversamenti in mare. Appena sarà possibile, questo carburante andrà portato via dalla nave; il problema è che è un’operazione che va fatta tenendo conto dell’equilibrio precario dello scafo. Per adesso la priorità è salvare eventuali superstiti che siano ancora dentro.

Nonostante il carburante sia ancora all’interno della Concordia, secondo Mario Tozzi, geologo ed ex presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano, l’incidente di venerdì avrebbe già prodotto alcune preoccupanti lacerazioni nel fondale:

La nave, nell’impatto con lo scoglio che ha in parte trascinato con se’, ha rovinato parte del fondale per un bel po’.

| Corriere della Sera

Seguici anche sui canali social

I Video di GreenStyle

4women4earth: intervista a Pierluigi Sassi