Disastro acqua alta a Venezia: le reazioni del mondo ambientalista

Disastro acqua alta a Venezia: le reazioni del mondo ambientalista

Fonte immagine: Pixabay

L'acqua alta a Venezia sta creando grandi danni alla città lagunare, le dichiarazioni del mondo ambientalista.

Venezia è sprofondata sotto l’acqua. Ben 187 centimetri è stato il livello massimo toccato, un record che non si verificava dal 1966. I I danni sono stati ingenti e hanno riguardato la basilica di San Marco, Cà Pesaro e il teatro La Fenice. Ma è tutta la città lagunare a soffrire e i danni si conteranno solo nei prossimi giorni, sperando che il livello dell’acqua possa scendere significativamente.

Il primo imputato di questo disastro ambientale è il cambiamento climatico, ma non il solo. Da più parti è messo sotto accusa il MOdulo Sperimentale Elettromeccanico, il cosiddetto MOSE, un’opera che avrebbe dovuto essere realizzata con lo scopo di separare la laguna di Venezia dal Mare Adriatico, proteggendo la città dall’acqua alta.

Abbiamo raccolto sull’argomento acqua alta a Venezia una serie di dichiarazioni del mondo ambientalista italiano.

Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, ha attaccato duramente il Mose:

“Il paradosso è pensare che il Mose possa risolvere il problema dell’acqua alta a Venezia, quando sappiamo che è stato pensato e progettato prima che si prevedessero impatti climatici della portata di quelli che si stanno verificando. Il Mose può servire per arginare alcuni livelli d’acqua, ma non tutti, e sappiamo che gli eventi estremi sono destinati a ripetersi con sempre maggiore frequenza e che Venezia si troverà a dover fare i conti con un innalzamento del livello dei mari rilevantissimo, come evidenziato anche dall’Enea. Per questo per Venezia, come per le città e le coste più a rischio nel nostro Paese, occorre ragionare urgentemente di un serio piano di adattamento ai cambiamenti climatici e ai loro effetti che saranno altrimenti sempre più devastati”.

Un duro attacco al MOdulo Sperimentale Elettromeccanico arriva anche da Alfonso Pecoraro Scanio, ex-ministro dell’ambiente e presidente della Fondazione Univerde:

“Il dramma di Venezia evidenzia ancora di più la follia del Mose, una opera faraonica costata 6 miliardi, ancora non in grado di funzionare e che ha assorbito tutte le risorse che andavano anche utilizzate per la salvaguardia della Laguna, cosa che la Repubblica Serenessima ha fatto per mille anni. È evidente che l’ennesima prova generale del Mose, fatta il 4 novembre, non abbia funzionato. Siamo difronte ad uno spreco di denaro pubblico e di scarsa capacità di innovazione quando nel mondo ci sono varie soluzioni tecnologiche, anche molto meno costose, che città come Boston e Rotterdam utilizzano con successo”.

Greenpeace, invece, punta il dito sull’impatto devastante dei cambiamenti climatici e per bocca di Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima, bacchetta l’inerzia della politica:

“L’ondata di eventi climatici estremi che in queste ore sta interessando da nord a sud vaste zone dell’Italia non è maltempo, ma la conseguenza della crisi climatica in corso. E quanto sta accadendo a Venezia non è, purtroppo, altro che un drammatico esempio dell’emergenza che già viviamo ogni giorno sulla nostra pelle. Se politici e grandi aziende continueranno solo a rilasciare dichiarazioni, senza mettere in campo azioni concrete, saranno ritenuti responsabili dell’intensificarsi, in frequenza e violenza, degli eventi come quelli che stiamo registrando in queste ore. L’emergenza climatica che stiamo affrontando ha bisogno di vero coraggio, non di parole ipocrite e provvedimenti di facciata”.

Lunga e accorata è stata anche la dichiarazione del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, convinto che i cambiamenti climatici siano il problema numero uno da affrontare:

“Esprimo il mio dolore per la morte di due persone a Pellestrina, la mia vicinanza al sindaco Brugnaro e al Comune di Venezia, la mia solidarietà ai veneziani che stanno subendo danni ingenti e forti disagi, la mia preoccupazione per lo straordinario patrimonio culturale della città.

Quando si capirà che l’unica grande sfida che tutti insieme dobbiamo affrontare è quella contro i cambiamenti climatici? Quando si riuscirà a fare fronte comune per combattere l’unica grande emergenza che mette in pericolo le nostre vite e quelle delle generazioni future?

Dopo Matera, patrimonio mondiale dell’Unesco sommersa dall’acqua, un altro sito Unesco, Venezia e la sua laguna, ne è devastata. Già nel prossimo Cdm valuteremo gli interventi necessari e urgenti. Ma è tempo di agire subito contro i cambiamenti climatici, con scelte di politica economica coraggiosa che questo governo sta già mettendo in campo con il decreto clima, le misure previste nella legge di bilancio e nel collegato ambientale, il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, in un’ottica più ampia di azioni efficaci di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici.

Nell’ultimo rapporto dell’Ipcc dell’ottobre 2018 gli scienziati ci avevano detto che la tropicalizzazione dei fenomeni meteorologici era uno degli effetti più evidenti. E il Mediterraneo lo sta subendo. È il momento di lavorare tutti insieme, per arginarne gli effetti e contrastare il climate change. Per questo, bisogna avere il coraggio di osare e di andare oltre i propri steccati. Dobbiamo salvare Venezia”

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