Dieta mima-digiuno usata contro tumore al seno: come funziona?

Dieta mima-digiuno usata contro tumore al seno: come funziona?

Fonte immagine: Istock

Sperimentata su donne con il cancro al seno, solo una parte è riuscita a portare avanti la restrizione calorica di tutti i cicli.

La dieta mima-digiuno è famosa in tutto il mondo. Non tutti sanno, però, che può essere, utilizzata insieme ad altre terapia, un valido alleato contro il cancro al seno. Secondo uno studio olandese i suoi effetti migliorano la risposta dell’organismo al trattamento anticancro. Questo tipo di alimentazione accrescerebbe la perdita di cellule tumorali e provocherebbe minori effetti collaterali come nausea e vomito.

E’ un valido aiuto per proteggere le cellule sane da fattori di rischio e stress come la chemioterapia; le cellule malate non sono in grado di adattarsi alla scarsità energetica e muoiono. Non è certo la soluzione universale per la guarigione ma sarebbe considerata a tutti gli effetti come una terapia aggiuntiva per il processo di miglioramento.

Lo studio olandese per la battaglia contro il cancro

La ricerca sarebbe stata coordinata su 131 pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale. Le donne sono state divise in due gruppi: il primo ha continuato con il proprio regime alimentare 3 giorni prima e durante i 6 cicli di chemioterapia adiuvante (quella eseguita dopo l’intervento allo scopo di ridurre il rischio di recidiva della malattia); il secondo ha seguito la dieta mima-digiuno prima e durante la chemio per un totale di 4 giorni.

Alle pazienti del secondo gruppo è stata assegnata una dieta di circa 1200 kcal il primo giorno, ridotti poi a 200 kcal nei tre giorni successivi, derivate per l’80% da carboidrati complessi. Gli effetti sono stati incredibilmente promettenti ma ci sarebbe un però: non tutte sono riuscite a portare a termine la sperimentazione.

53 pazienti su 65 (81,5%) hanno completato il primo ciclo di dieta mima-digiuno contro il cancro al seno , il 50% ne ha completati due, il 33,8% è arrivato a 3 cicli e il 20% ha completato 6 cicli. Nel gruppo che aveva rispettato la restrizione, i risultati sono stati molto incoraggianti. Secondo gli esperti questo sarebbe un ottimo modo per affamare le cellule tumorali e potenziare gli effetti della chemioterapia.

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