Depressione: inquinamento luminoso tra le possibili cause

Depressione: inquinamento luminoso tra le possibili cause

Uno studio condotto su femmine di criceto rivela che la luce artificiale altera la produzione di alcune sostanze legate all'insorgenza della depressione.

Troppa luce artificiale nelle durante la notte potrebbe causare la depressione. È la tesi di un gruppo di ricercatori americani che hanno pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry i risultati condotti su femmine di criceto esposte a luce artificiale debole nelle ore notturne.

Le femmine sono state scelte perché, nei roditori come nella specie umana, sono i soggetti naturalmente più inclini a manifestare fenomeni depressivi, mentre i bassi livelli di illuminazione sono stati impostati in modo da simulare le condizioni di inquinamento luminoso tipiche di molte città industrializzate.

La ricerca ha dimostrato che, dopo 40 giorni di esposizione alla luce artificiale, nei roditori aumenta la concentrazione della proteina TNF, che normalmente l’organismo produce in reazione a lesioni o infiammazioni. Quando i livelli di TNF aumentano in assenza di problemi di questo tipo, spiegano i ricercatori, la proteina potrebbe avere un ruolo nel favorire la depressione.

Lo studio ha inoltre confermato che l’inquinamento luminoso interferisce con la produzione di melatonina, un ormone con proprietà antiossidanti, molto importante nella regolazione dell’alternanza veglia-sonno e in generale nei ritmi circadiani. Un altro fattore, sostenigono i ricercatori, che potrebbe avere effetti a lungo termine sull’umore. Spiega Tracy Bedrosian, il primo firmatario dello studio:

I risultati che abbiamo riscontrato nei criceti sono coerenti con ciò che sappiamo sulla depressione negli esseri umani.

I sintomi, comunque, sembrano scomparire non appena vengono ripristinate le naturali condizioni di oscurità. Otto ore di buio completo, in particolare, sembrano essere sufficienti a riportare i criceti alla normalità. Nelle scorse settimane, un’altra ricerca, condotta direttamente su pazienti umani, aveva evidenziato il possibile ruolo della luce artificiale notturna nella comparsa di alcune forme tumorali.

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