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Delfino ucciso da un filo di nylon sulle coste laziali

Delfino ucciso da un filo di nylon sulle coste laziali

Fonte immagine: Pixabay

Un delfino è stato rinvenuto senza vita sulle coste del Lazio: l'animale è rimasto strangolato da un filo di nylon e altri rifiuti.

Un delfino è stato rinvenuto senza vita lungo le coste di Ardea, nel Lazio. L’animale, un esemplare femmina, è stato probabilmente ucciso da un filo di nylon, rinvenuto insieme ad altri rifiuti. Un altro caso che purtroppo dimostra i danni che l’inquinamento – in particolare da plastica – sta determinando alla biodiversità del Mediterraneo: sempre più specie, dai cetacei ai rettili, rimangono vittime dei rifiuti.

La conferma, così come specifica Il Fatto Quotidiano, giunge da Valerio Manfrini, biologo del Centro Studi Cetacei. Secondo quanto riportato, il delfino sarebbe stato trascinato da un ammasso di rifiuti, sia di legno che da plastica, composto da strumenti usati per la pesca da posta. L’animale sarebbe quindi stato strangolato da un cavo di nylon, rimasto impigliato sopra la pinna caudale, e dai segni rinvenuti è probabile che l’animale abbia cercato con tutte le sue forze di divincolarsi.

Il mammifero si è trascinato da un ammasso informe di legni, ombreggiante, rifiuti vari e barili di plastica come quelli usati per le reti da posta. Lo strozzamento a ridosso della coda è avvenuto quando l’animale era ancora in vita, testimoniato dalla necrosi della coda stessa. È probabile che lo strozzamento della fune sia stato causato dai tentativi del delfino di liberarsi.

Il delfino è stato trovato in stato di decomposizione, con parte della coda lacerata e necrotica, quest’ultima forse ferita nel tentativo di liberarsi dal cavo in nylon. L’animale sembra fosse abbastanza giovane. Appartenente alla specie stenella striata, era lungo 178 centimetri: le femmine adulte superato i 2.10 metri di lunghezza.

Così come già accennato, non è la prima volta che cetacei e altri animali rimangono vittime dell’inquinamento dei mari. Le tartarughe, in particolare, spesso muoiono per l’ingestione di sacchetti di plastica, scambiati per meduse, oppure strangolati da fili, nastri e anelli morbidi per il trasporto delle lattine.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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