Decreto Trivelle, Greenpeace: non risolve nulla, è una presa in giro

Decreto Trivelle, Greenpeace: non risolve nulla, è una presa in giro

Fonte immagine: Pixabay

Pericolo trivelle non scongiurato secondo Greenpeace, secondo cui il decreto Costa risulterebbe inutile per difendere l'ambiente e il mare.

Il decreto ministeriale firmato da Sergio Costa contro le trivelle è inutile, se non una presa in giro. Questo è quanto dichiarato da Greenpeace, che ritiene tutt’altro che conclusa la battaglia contro le trivellazioni e la ricerca/coltivazione di idrocarburi in mare. A preoccupare l’associazione il fatto che continua a non risultare richiesta la valutazione di “pericolo di incidente rilevante” e non sia nemmeno stato mai affrontato in Italia un dibattito pubblico al riguardo.

Nel mirino di Greenpeace il decreto legislativo 105/2015, dove si indica il concetto di “incidente rilevante” con riferimento a un evento quale “un’emissione, un incendio o una esplosione di grande entità” da cui origini un pericolo grave per l’ambiente o la salute umana, relativo a uno stabilimento in cui si lavori con delle “sostanze pericolose”. Come sottolinea l’associazione:

Nello stesso decreto sono state però escluse dall’attuazione della Direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti tutte le attività di esplorazione e sfruttamento offshore di idrocarburi.

Un vuoto che il decreto firmato da Costa non ha colmato, ponendo l’esecutivo attualmente in carica in perfetta continuità con le politiche in materia dei precedenti governi. Questa mancanza ha infatti permesso, e continua a permettere, alle compagnie petrolifere di procedere alla richiesta di nuovi progetti di trivellazione senza presentare alcuno scenario di rischio rilevante, come Greenpeace denuncia da anni.

Critica Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace, che accusa il governo di perdere tempo rispetto alla protezione dell’ambiente dagli idrocarburi e dalle trivellazioni:

Cosa intende fare il governo durante questi diciotto mesi di moratoria? Vuole perdere altro tempo occupandosi di minuzie o intende affrontare questioni serie? Se si vuole davvero uscire dall’era delle fossili è ora che si inizino a prendere provvedimenti seri, a partire dall’obbligo di valutare il pericolo di incidente rilevante anche per le piattaforme che estraggono idrocarburi in mare.

Greenpeace di dichiara perplessa anche in relazione ad alcuni progetti offshore in Sicilia, per i quali vi sarebbero alcuni margini di manovra. Come dichiarato dall’associazione in una nota:

L’attuale quadro legislativo permette, ad esempio, l’autorizzazione di progetti come “Offshore Ibleo” di ENI al largo di Licata in Sicilia senza che vengano considerati i pericoli più gravi di tali attività, chiedendo però poi nelle prescrizioni di presentare i possibili scenari in caso di incidente rilevante. Cosa succederebbe nel caso in cui tali scenari indicassero potenziali effetti su aree più ampie di quelle considerate nel decreto VIA: si dovrebbe rifare tutto il procedimento?

A preoccupare Greenpeace sono anche alcuni disservizi che riguardano le piattaforme online della Commissione VIA (fuori uso) e il sito informativo del Ministero dello Sviluppo Economico, che secondo l’associazione risulta inaccessibile da mesi. Come riferito dagli attivisti tutto ciò rappresenterebbe il “sintomo di un gravissimo problema di trasparenza”. Come ha concluso Monti:

Chiediamo al ministro Costa di tirar fuori dai cassetti gli scenari di incidente rilevante elaborati da ENI per il progetto offshore Ibleo, e di rendere immediatamente disponibili le pagine con le informazioni sulle procedure di valutazione di impatto ambientale. Se davvero è contrario alle trivellazioni e vuole offrire maggiori garanzie ai nostri mari, Costa si rifiuti di firmare ogni decreto VIA fino a quando non verrà cancellata la norma che esclude le trivelle dalla valutazione di incidente rilevante.

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