Decreto rinnovabili: tolto il tetto degli 8mila megawatt?

Decreto rinnovabili: tolto il tetto degli 8mila megawatt?

Dubbi sulla "bozza Romani" sono stati espressi sia da varie anime della società civile, sia da esponenti politici di tutte le posizioni. Possibile un ripensamento all'ultimo momento.

Le reazioni alla “bozza Romani” stanno mettendo in difficoltà il governo. Per una volta, non sono solo gli ambientalisti a insorgere, ma anche sindacati, associazioni di piccoli produttori, aziende, persino parlamentari o politici locali della stessa maggioranza.

Quello delle rinnovabili è, in effetti, uno dei pochi settori italiano in grande crescita. Non a caso tra le prime voci a levarsi c’è stata quella dellaRete Imprese Italia:

Avevamo apprezzato le linee strategiche dello schema di decreto. Ma oggi la nuova bozza non recepisce completamente i pareri delle Commissioni parlamentari. Le nuove disposizioni rischiano di bloccare lo sviluppo delle rinnovabili, causando conseguenze negative in termini economici e occupazionali per le imprese e pregiudicando il raggiungimento dell’obiettivo europeo del 20-20-20.

Lo stesso timore è stato espresso dal ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan, che pur non essendo un fan del fotovoltaico, teme danni per il futuro delle biomasse, tra gli investimenti fin’ora più fruttuosi nell’ambito del settore agricolo.

Sulle cifre dei costi delle rinnovabili è guerra aperta. Ad andarci più duro è Ermete Realacci, deputato del P.D.:

Romani mente sapendo di mentire se afferma che gli incentivi alle rinnovabili sono costati agli italiani 20 miliardi di euro tra il 2009 e il 2010. La grandissima parte di queste risorse non ha nulla a che vedere con le fonti rinnovabili: negli anni passati abbiamo speso tra i 40 e i 50 miliardi di euro per finanziare i combustibili fossili e la chiusura del vecchio nucleare.

Ma, come abbiamo visto ieri, posizioni simili sono state espresse, (con toni più moderati e aperti all’ipotesi del nucleare) dal ministro Prestigiacomo. Col passare del tempo, però, la posizione del ministro per l’Ambiente si sta delineando sempre più in rottura con quella del collega Romani:

Noi rispetteremo l’impegno europeo al 2020 di arrivare ad una percentuale del 17% di energia prodotta da fonti rinnovabili. Non c’è un tetto degli 8000 megawatt così come abbiamo letto sui giornali, l’Italia, dopo il famoso pacchetto 20-20, doveva dire all’Europa come intendeva rispettare questo 17% e si è data un programma che ha suddiviso per obiettivi le varie fonti rinnovabili. Indicammo allora 8.000 megawatt come obiettivi per il fotovoltaico ma È un obiettivo che ci siamo dati noi e non È un obbligo di legge, non costituisce un tetto.

Insomma, se pare evidente che raggiunta la quota 8 GW qualcosa dovrà cambiare nel sistema dei finanziamenti, chiudere totalmente i rubinetti è da tutti considerata la soluzione peggiore. L’unico non convinto pare il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani. Gianni Letta sarebbe a lavoro per mediare e smussare le differenze, almeno all’interno della maggioranza. La stessa Prestigiacomo non ha nascosto che la decisione ultima sia ancora da prendere:

Sono ancora in corso riunioni tra il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Ambiente per mettere a punto un testo che sia assolutamente condiviso e che non vada nella direzione di quanto oggi abbiamo letto sulla stampa che supera le reali intenzioni, tanto del ministro Romani quanto in generale del Governo.

Non ci resta che attendere.

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