Cozze cuociono da sole per il troppo caldo in California

Cozze cuociono da sole per il troppo caldo in California

Fonte immagine: Foto di awebu da Pixabay

Cozze morte all'interno del loro guscio in California a causa del troppo caldo, a rischio vari ecosistemi marini dipendenti da questa specie.

Cozze cotte al sole a causa del caldo record che sta caratterizzando l’estate 2019. Tutto ciò accade in California, dove un numero elevato di questi mitili è morto a causa delle temperature ben oltre le medie stagionali. A segnalare l’incredibile avvenimento è stata Jackie Sones, ricercatrice e coordinatrice presso il Bodega Marine Reserve di San Francisco.

Come spiegato da Sones le cozze sono morte poiché cotte direttamente all’interno del loro guscio dai raggi solari. Un effetto particolarmente evidente del riscaldamento globale e di come i cambiamenti climatici possano impattare sui vari ecosistemi marini e terrestri. Un evento che desta particolare preoccupazione secondo la ricercatrice, che ha sottolineato:

Le cozze sono conosciute come una specie di fondazione. L’equivalente sono gli alberi in una foresta, forniscono rifugio e habitat per molti animali, quindi quando si colpisce l’habitat principale si riflette anche nel resto del sistema.

Il rischio è quindi quello che la moria delle cozze si riflette, con effetti ancora imprevedibili, sulle altre specie che da tale ecosistema dipendono. Tra queste anche l’uomo, che direttamente e indirettamente rischia di pagare ad alto prezzo il riscaldamento globale. Tanto che l’umanità rischierà il collasso entro il 2050, secondo quanto affermato dai ricercatori del National Center for Climate Restoration.

In base a quanto affermato dal “think-tank” australiano, se non si interverrà tempestivamente contro i cambiamenti climatici, entro tale data collasseranno l’Artico, la Barriera Corallina e l’Amazzonia, mentre il 35% delle terre emerse (dove abita il 55% della popolazione mondiale) saranno investite da almeno 20 giornate all’anno di ondate di calore “mortali”. Si inaridirà il 30% dei terreni, aprendo le porte a crisi idriche e mettendo in ginocchio l’agricoltura mondiale.

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