Covid-19 e inquinamento: al via task force internazionale

Covid-19 e inquinamento: al via task force internazionale

Fonte immagine: Foto di Tumisu da Pixabay

Costituita la task force internazionale per approfondire il legame tra Covid-19 e inquinamento atmosferico, promossa dalla SIMA.

Costituita la task force internazionale che indagherà il legame tra Covid-19 e inquinamento atmosferico. Promossa dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), la squadra si chiamerà “Rescop”. Analizzerà nello specifico il rapporto tra Coronavirus e particolato sottile. Circa quaranta gli esperti già coinvolti nel progetto, tra i quali figurano anche virologi, epidemiologi, ingegneri ambientali, clinici, tossicologi e clinici dell’ambiente.

I vari esperti riunti nella task force internazionale avranno come obiettivo quello di verificare l’eventuale presenza di Covid-19 nel particolato. Più precisamente si cercheranno eventuali prove che il Coronavirus possa mantenersi vitale, conservando la sua virulenza. I test dovranno svolgersi in laboratori di massima sicurezza: a soddisfare tale condizione il Centro di ricerca internazionale d’Ingegneria Genetica e Biotecnologia delle Nazioni Unite (ICGEB) di Trieste, e il Centro di Biologia Molecolare Severo Ochoa di Madrid.

Hanno aderito al progetto diversi esperti di fama mondiale come John Ioannidis, epidemiologo e direttore del Meta-Research Innovation Center della Stanford University in California. Con lui anche Frank Kelly, alla guida del Centro di Ricerca sull’inquinamento atmosferico dell’Imperial College London. A fornire il loro supporto anche università come Harvard, Oxford, Columbia University. Per l’Italia figurano l’Università Tor Vergata di Roma, l’Università di Torino, il CNR-ISASI, l’Università di Trieste e la Federico II di Napoli.

Covid-19 e inquinamento, obiettivi della task-force

Stando alle dichiarazioni SIMA uno degli obiettivi primari della task force è lo sviluppo di un protocollo analitico internazionale. Uno strumento che dovrà confermare o smentire, secondo gli esperti italiani Leonardo Setti (Università Alma Mater di Bologna) e Gianluigi De Gennaro (Università di Bari Aldo Moro), “la presenza dell’RNA SARS-CoV-2 sul particolato in diverse città colpite da epidemie di Covid-19 e possibilmente avviare una valutazione specifica della vitalità e virulenza dei virus eventualmente riscontrati sulle polveri sottili”.

Tra gli scopi della ricerca anche l’individuazione di applicazioni legate alla prevenzione. Si punterà a elaborare dei test efficaci per l’utilizzo del particolato quale “indicatore precoce di future recidive epidemiche”.

Fonte: La Stampa

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