Cosmetici a rischio batteri: contaminato il 90% dei prodotti

Cosmetici a rischio batteri: contaminato il 90% dei prodotti

I cosmetici conservati in casa possono essere un covo di batteri, a sostenerlo uno studio della Aston University.

Cosmetici, spugnette e pennelli per il trucco possono rivelarsi un covo di batteri. Circa il 90% dei prodotti conservati in casa sono risultati contaminati da diversi microrganismi, secondo quanto rivelato da uno studio condotto dalla Aston University e pubblicato sulla rivista scientifica Society of Applied Microbiology.

La colpa sarebbe della non impeccabile conservazione dei cosmetici e degli strumenti utilizzati per applicarli, spesso lasciati aperti o esposti agli agenti esterni. In particolare figurerebbero tra i batteri più presenti lo Staphylococcus aureus, l’Escherichia coli e il Citrobacter freundii. Come si legge nello studio è risultato oggetto di contaminazione batterica un campione compreso tra “il 79-90% dei prodotti analizzati”, con cariche microbiologiche comprese tra 102 e 103 CFU (unità formante colonia) per ml. Valori superiori per quanto riguarda le spugnette, con valori superiori a 106 CFU/ml.

Enterobatteriacee e funghi rilevati in tutti i tipi di prodotto, con prevalenza nelle spugnette. Nel mirino soprattutto alcuni comportamenti scorretti come il lasciare il rossetto aperto, il riutilizzo immediato delle spugnette cadute per terra, così come l’impiego di cosmetici scaduti. Come hanno sottolineato gli autori dello studio:

La natura e l’elevato livello di contaminazione dei prodotti cosmetici indicano la necessità di una maggiore consapevolezza e formazione degli utenti, ma anche i produttori dovrebbero garantire che le date di scadenza del prodotto siano ben visibili.

Di recente il mondo dei cosmetici è salito agli onori della cronaca anche per l’allarme lanciato dalla FDA (Food and Drug Administration) statunitense, che ha rivelato come in quattro prodotti siano presenti tracce di amianto. Si tratta di trucchi della Beauty Plus Global Inc. diffusi anche in Italia, di cui sono stati forniti lotti e indicazioni utili per individuare le confezioni a rischio.

Fonte: Society for Applied Microbiology

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