Coronavirus, vandali incendiano le antenne 5G nel Regno Unito

Coronavirus, vandali incendiano le antenne 5G nel Regno Unito

Fonte immagine: Pexels

Vandali bruciano le antenne 5G nel Regno Unito, spinti dalla fake news sul collegamento tra reti veloci e diffusione del coronavirus.

Fake news e complottismi sul coronavirus iniziano a mostrare la loro pericolosità, con atti vandalici che rischiano di mettere a repentaglio la sicurezza pubblica. È quanto sta accadendo nel Regno Unito, dove alcuni ignoti hanno deciso di incendiare le torrette che ospitano le antenne del 5G, convinti sia la causa della diffusione del COVID-19. E non importa se l’OMS e gli organismi di tutela a livello internazionale abbiano escluso qualsiasi legame tra le reti di nuova generazione e la pandemia in corso: le informazioni circolate sui social network hanno avuto evidentemente forza maggiore.

A confermare gli atti vandalici in questione, avvenuti pochi giorni fa nei dintorni di Birmingham, è Vodafone UK con una nota consegnata a The Verge. Ignoti avrebbero dato fuoco ad antenne per la ripetizione del segnale cellulare, alcune delle quali nemmeno in 5G. Secondo quanto riferito da BBC, sarebbero state infatti distrutte tre torrette di ultima generazione, a cui si aggiunge un ripetitore 4G dell’operatore EE. Lo stesso provider ha specificato:

Quest sito serve migliaia di persone nell’area di Birmingham, fornendo per anni connettività 2G, 3G e 4G. Cercheremo di ripristinare la copertura il prima possibile, ma i danni causati dalle fiamme sono importanti.

Ma da dove nasce la teoria del complotto che collega il 5G alla diffusione del nuovo coronavirus? Tutto incomincia prima della stessa pandemia, già dall’estate del 2019, quando diversi gruppi su Facebook hanno iniziato a diffondere la notizia di un possibile collegamento tra le reti di ultima generazione e una diminuzione delle difese immunitarie. Al momento questa ipotesi non trova una precisa conferma scientifica, così come ha sottolineato Simon Clarke, docente di microbiologia cellulare, dalle pagine di BBC:

Il tuo sistema immunitario può essere alterato da moltissimi fattori – un giorno di stanchezza, una dieta non sana. Queste fluttuazioni non sono enormi, ma possono contribuire nel contagio da virus. Le onde radio possono influire sull’organismo quando comportano un surriscaldamento dei tessuti, tuttavia le frequenze del 5G non sono assolutamente forti a sufficienza per avere un qualche effetto sul sistema immunitario. Ci sono molti studi che lo confermano.

Ancora, alcuni gruppi sui social hanno travisato studi passati sulla capacità di alcuni batteri di “comunicare” – almeno in senso lato – durante l’infezione di un organismo. Innanzitutto, come suggerisce il nome il coronavirus non è un batterio, bensì un virus. Inoltre, le capacità di interazione fra microorganismi non vengono ovviamente facilitate dalle reti cellulari.

Ad alimentare le proteste in rete anche un recente tweet di Gunter Pauli, consigliere del Governo Conte:

Quale è stata la prima città nel mondo coperta dal 5G? Wuhan! Quale la prima regione 5G d’Europa? L’Italia del Nord.

In realtà, Wuhan non è stata la prima città coperta in 5G – la Corea del Sud ha iniziato l’implementazione molto prima della Cina – e in Italia le antenne 5G sono ancora molto poche, presenti a macchia di leopardo in alcune grandi città per progetti pilota avviati dagli operatori.

Il rischio di questi complottismi diffusi in rete, poi sfociati in atti vandalistici, è quello di distruggere un network di comunicazione che si rivela essenziale durante questo periodo di quarantena, sia per comunicare con il mondo esterno che con i propri parenti. Così come successo nel Regno Unito, le antenne del 5G sono virtualmente indistinguibili da quelle delle tecnologie precedenti e vengono così distrutti servizi essenziali 2G, 3G e 4G, impedendo alle persone di informarsi, comunicare o addirittura chiedere soccorsi.

Fonte: The Verge

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