Coronavirus: i trattamenti che stanno funzionando

Coronavirus: i trattamenti che stanno funzionando

Fonte immagine: Pixabay

Non esiste ancora un vaccino per il coronavirus 2019-nCoV, ma alcuni trattamenti si rivelano promettenti: dagli antivirali al plasma dei guariti.

Genera preoccupazione la diffusione del nuovo coronavirus 2019-nCoV anche fuori dai confini della Cina. L’Italia è purtroppo tra i Paesi maggiormente colpiti, insieme a Corea del Sud e Iran: sullo Stivale sono centinaia le persone contagiate soprattutto in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Ma quali sono le strategie per affrontare il COVID-2019, esistono dei trattamenti che funzionano per inibire l’azione del virus?

Come già ampiamente noto, al momento non esiste un vaccino che possa prevenire l’infezione da coronavirus 2019-nCoV. Diversi laboratori sparsi in tutto il mondo sono già lavoro, con risultati già promettenti sia in Cina che negli Stati Uniti, ma serviranno parecchi mesi prima che i vaccini possano superare tutti i trial clinici del caso. Sul fronte dei farmaci impiegati dopo l’infezione, non si dispone oggi di un trattamento standardizzato: i medici stanno impiegando alcuni medicinali – in particolare antivirali – già in uso per altre patologie. Questi trattamenti sono riservati ai pazienti colpiti un modo grave dal coronavirus, ad esempio con polmoniti potenzialmente letali: la maggior parte degli infetti mostra invece sintomi moderati, tali da garantirne una guarigione pressoché autonoma.

Antivirali

Medicine

Gli antivirali possono rappresentare una risorsa di punta per il trattamento delle infezioni da coronavirus 2019-nCoV, sebbene al momento non ne esistano di specifici per questo virus. In Cina e in Thailandia, in particolare, sono state avviate delle sperimentazioni sui pazienti colpiti con farmaci già impiegati per altre malattie – quali, ad esempio, l’HIV – con risultati mediamente promettenti. Nella maggior parte dei casi questi farmaci sono somministrati come “cure compassionevoli”: questo significa che ne è stato autorizzato l’utilizzo sperimentale, sebbene non siano presenti specifiche indicazioni per il coronavirus.

Risultati promettenti stanno arrivando dall’abbinamento di lopinavir e ritonavir, due antivirali tutt’oggi impiegati insime per il quotidiano trattamento antiretrovirale nei pazienti positivi all’HIV. Nel frattempo è stato avviato uno studio sul remdesivir, un farmaco impiegato per l’epidemia di Ebola in Congo nel 2018, per verificare se possa bloccare – o quantomeno limitare – la moltiplicazione del coronavirus all’interno dell’organismo. La ricerca, avviata con una sperimentazione sulle scimmie rhesus negli Stati Uniti, ha fornito promettenti prospettive nella gestione del MERS-CoV, un coronavirus molto vicino al 2019-nCoV: le scimmie a cui è stato somministrato il farmaco prima dell’infezione non hanno mostrato sintomi, mentre l’assunzione dopo l’infezione stessa limita la malattia a conseguenze di modesta entità.

Un trial su 70 pazienti a Shenzhen, in Cina, ha dimostrato l’efficacia del favilavir: un antivirale di ultima generazione che al momento non mostrerebbe particolari effetti collaterali su pazienti in età adulta.

Clorochina

Sempre in Cina è sta avviato un trial sui pazienti, in ambito delle “cure compassionevoli”, sulla clorochina: un farmaco da tempo in uso per il trattamento della malaria. Sebbene non sia un antivirale in senso stretto, l’intuizione di usarlo contro i coronavirus nacque nel 2003, durante la crisi della SARS. Così come riporta l’Istituto Superiore di Sanità, l’idea fu lanciata dal ricercatore Andrea Savarino, sulla base di una letteratura che dimostrava una certa efficacia contro i virus per questo farmaco.

L’impiego per il coronavirus 2019-nCoV si è dimostrato mediamente efficace, soprattutto se abbinato alla somministrazione congiunta con gli antivirali.

Plasma dei guariti

Donare sangue

Con l’aumento del numero di guarigioni in Cina, tanto che verso la fine di febbraio si è finalmente assistito a un numero giornaliero di guariti maggiore rispetto agli infetti, gli scienziati hanno pensato di ricorrere al plasma delle persone tornate in piena salute.

I pazienti che hanno superato l’infezione posseggono – almeno in un primo momento, poiché non è dato sapere se l’immunità sia estesa nel tempo – gli anticorpi necessari per sconfiggere il coronavirus. Il plasma raccolto, ricco proprio di anticorpi, viene quindi infuso nelle persone ancora malate, per aiutarle a combattere il virus.

Le informazioni riportate su GreenStyle.it sono di natura generale e non possono essere utilizzate per formulare indagini cliniche, non devono essere considerate come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento, l’assunzione o la sospensione di un farmaco , non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico generico, di uno specialista , di un dietologo o di un fisioterapista. L’utilizzo di tali informazioni e’ sotto la responsabilita’, il controllo e la discrezione unica dell’utente. Il sito non e’ in alcun caso responsabile del contenuto, delle informazioni, dei prodotti e dei servizi offerti dai siti ai quali greenstyle.it puo’ rimandare con link.

Seguici anche sui canali social

I Video di GreenStyle

Coronavirus: 5 consigli per evitare il contagio