Coronavirus: tempi di incubazione COVID-19

Coronavirus: tempi di incubazione COVID-19

Fonte immagine: Pixabay

Il coronavirus 2019-nCoV è sempre più diffuso: ecco quali sono i tempi di incubazione prima dell'apparizione della malattia da COVID-19.

Continua a destare preoccupazione la diffusione dell’epidemia da coronavirus 2019-nCoV, ormai elevata a pandemia da parte dell’OMS. Sempre più Paesi sono colpiti dall’infezione, con Italia, Iran e Corea del Sud fra le nazioni dove la crisi è più estesa. In questo frangente, oltre a rispettare le disposizioni imposte dalle autorità per limitare la possibilità di contagio, è utile sapere anche come il virus si evolve nell’organismo umano. Quali sono, di conseguenza, i tempi di incubazione prima della malattia COVID-19?

I tempi di incubazione del virus sono stati analizzati in numerosi studi, sia prendendo come esempio l’esperienza cinese – dove pare l’infezione abbia cominciato la sua parabola discendente – che altrove. Di seguito, qualche informazione.

Coronavirus: i tempi di incubazione

Raffreddore

Così come già accennato, i tempi di incubazione del nuovo coronavirus 2019-nCoV sono stati ampiamente studiati nei Paesi dove l’infezione si è manifestata per prima, quali la Cina. Gli esperti hanno rilevato una finestra di circa 15 giorni per la manifestazione del virus dopo l’avvenuto contagio, anche se le tempistiche tendono a variare da persona a persona.

A portare chiarezza su questo fronte è stato uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Internal Medicine. I ricercatori hanno analizzato un campione rappresentativo di 181 pazienti cinesi, scoprendo come la media tra il contagio e la prima apparizione dei sintomi sia di 5,1 giorni. In complesso, circa il 97% dei pazienti manifesta sintomi – anche gravi – entro 11,5 giorni dall’infezione.

Proprio sul fronte dei sintomi, si rilevano frequentemente mal di testa, congiuntivite e mal di gola, anche se i segnali più evidenti dell’avvenuto contagio sono rappresentati dalla tosse secca improvvisa, dall’aumento della febbre oltre i 37.5 gradi e da progressive difficoltà respiratorie, queste ultime evidenti nei casi più preoccupanti di COVID-19.

Coronavirus: per quale motivo si considerano 15 giorni?

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Considerando come la maggior parte dei sintomi appaia a 5,1 giorni dal contagio e la quasi totalità dei pazienti sia solito sperimentarli entro 11,5 giorni, per quale motivo vengono considerati i 15 giorni come finestra di sicurezza?

Innanzitutto, bisogna sottolineare come le cifre sopra riportate siano delle medie: vi sono dei pazienti che manifestano problematiche subito, altri anche dopo parecchio tempo, anche attorno ai 13 giorni. Ancora, al momento non si sono registrati casi significativi dopo una finestra di 15 giorni.

Per questo, nonostante i sintomi possano manifestarsi prima delle due settimane, la soglia indicata è da considerarsi corretta. Dopo i 15 giorni è raro che la malattia compaia, se non rarissimo, di conseguenza consigliare l’auto-isolamento bisettimanale – oppure la quarantena nello stesso periodo di tempo – garantisce una relativa certezza. Il paziente eventualmente colpito non avrà così modo di contagiare altre persone, mentre quello sospetto potrà ritenere di non essersi esposto al virus trascorso il periodo di isolamento.

In merito ai provvedimenti in corso, con le limitazioni agli spostamenti e alle uscite imposte dal Governo Italiano, appare quindi lecito ritenere che i primi effetti si presenteranno da 11 a 15 giorni dall’implementazione del DPCM dell’11 marzo 2020. I casi continueranno inizialmente ad aumentare, poiché relativi a esposizioni avvenute nelle due settimane precedenti, per poi iniziare lentamente a diminuire.

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