• GreenStyle
  • Pets
  • Coronavirus: le scimmie sviluppano immunità dopo l’infezione

Coronavirus: le scimmie sviluppano immunità dopo l’infezione

Coronavirus: le scimmie sviluppano immunità dopo l’infezione

Fonte immagine: rvimages via iStock

Uno studio condotto in Cina sulle scimmie conferma la comparsa dell'immunità al coronavirus dopo la malattia: ecco i risultati dello studio.

Giungono dalla Cina importanti novità per la lotta al nuovo coronavirus 2019-nCoV. Uno studio avviato sulle scimmie dall’Accademia Cinese delle Scienze Mediche ha infatti dimostrato come l’organismo di questi primati sia in grado di sviluppare immunità dopo l’infezione: un passaggio importante per capire quali siano le prospettive future della pandemia, nonché per l’elaborazione di un vaccino.

La sperimentazione è nata per comprendere l’effettivo sviluppo di un’immunità naturale data l’esposizione al coronavirus, data l’apparizione in Cina di alcuni casi – per quanto limitati – di ricaduta. Il tasso delle persone rinvenute una seconda volta al virus è assai ridotto – tra lo 0.1 e l’1% della popolazione nazionale – eppure non va sottovalutato.

Il team di ricercatori, guidato dal professore Qin Chuan, qualche settimana fa ha contagiato quattro scimmie rhesus con il nuovo coronavirus. Tutti gli esemplari hanno iniziato a mostrare i sintomi della malattia dopo circa tre giorni – tra cui innalzamento della temperatura, tosse e difficoltà respiratorie – e le condizioni di una di queste scimmie sono peggiorate rapidamente. Quest’ultima, sottoposta a eutanasia, presentava un grave danneggiamento dei tessuti delle vie respiratorie superiori, dei polmoni e anche della vescica, segno della pericolosità del virus per alcuni soggetti. Le altre tre, invece, hanno superato autonomamente l’infezione dopo qualche giorno.

Il primo dato rilevante emerso dallo studio è la conferma della possibilità d’infezione tramite gli occhi: le mascherine, di conseguenza, potrebbero non essere un presidio sufficiente per evitare l’infezione, se non abbinare a visori. Ben più importante, tuttavia, è la scoperta sul fronte dell’immunità: a un mese di distanza dall’infezione, non solo le tre scimmie contagiate hanno recuperato la piena funzionalità degli organi colpiti, ma sono state anche in grado di sconfiggere autonomamente successivi tentativi di infezione per via orale. Gli animali sono stati quindi in grado di sviluppare immunità al virus, anche se al momento non si può dire se si tratti di un’immunità temporanea o perenne.

Proprio per questa ragione, gli scienziati ritengono che le ricadute riscontrate in Cina siano da attribuire a “falsi negativi”: ovvero persone ancora affette da COVID-19 ma dimesse date le condizioni di salute accettabili, a causa di tamponi errati.

Fonte: South China Morning Post

Seguici anche sui canali social

I Video di GreenStyle

Coronavirus: 5 consigli per evitare il contagio