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Coronavirus: scienziati cinesi trovano due varianti in circolazione

Coronavirus: scienziati cinesi trovano due varianti in circolazione

Fonte immagine: koto_feja via iStock

Sarebbero due le varianti del coronavirus 2019-nCoV in circolazione, dalla diversa capacità contagiante: lo svela uno studio cinese.

Potrebbero essere due le varianti del coronavirus 2019-nCoV attualmente in circolazione. È quanto riportano i media cinesi, nell’annunciare gli esiti di una ricerca condotta dall’Università di Pechino, dall’Istituto Pasteur di Shanghai e dell’Accademia delle Scienze cinese. A quanto pare, circolerebbero due mutazioni del virus – S-CoV e L-CoV – caratterizzate da diversa aggressività o contagiosità. Sulla ricerca, tuttavia, gli esperti internazionali sollevano dei dubbi.

I ricercatori hanno analizzato l’evoluzione genetica di 103 campioni di coronavirus, rilevando 149 elementi mutati, tali da creare le varianti S-CoV e L-CoV. La prima sarebbe più vicina al coronavirus che colpisce i pipistrelli e sarebbe apparsa nell’uomo per prima, mentre la seconda sarebbe relativa ai primi stadi dell’infezione umana a Wuhan. Sul fronte dell’effettiva circolazione, gli esperti stimano una proporzione rispettivamente del 30 e del 70%.

Secondo quanto riferito dagli scienziati, S-CoV apparirebbe meno contagioso, tanto da diffondersi più lentamente, mentre L-CoV potrebbe risultare molto più abile nell’infettare l’uomo. Sulla pericolosità di entrambe le varianti, non vi è però troppo accordo: potenzialmente ogni variante può causare gravi polmoniti, ma la frequenza relativa è difficile da stimare. Per questa ragione, gli esperti richiedono che siano condotti altri studi per comprendere appieno le potenzialità dei due gruppi, nonché verificare se si possa già parlare di una terza variante.

Su questo studio sul coronavirus, così come riporta Reuters, gli esperti internazionali hanno però sollevato dei forti dubbi. In particolare Stephen Griffin, esperto diinfettivologia per l’Università di Leeds, ha affermato:

È difficile confermare studi di questo tipo senza un confronto di patogenicità e diffusione in un modello animale o, ancora, in uno studio epidemiologico davvero esteso.

Fonte: Reuters

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