Coronavirus: i rifiuti ospedalieri trasformati in energia

Coronavirus: i rifiuti ospedalieri trasformati in energia

Fonte immagine: Pixabay

I rifiuti ospedalieri sono cresciuti del 20% con la crisi da coronavirus, ma vengono gestiti affinché possano produrre energia: ecco come.

I rifiuti ospedalieri prodotti come conseguenza alla crisi da coronavirus entrano in un circolo virtuoso, diventando energia. Tra tamponi, mascherine, guanti, camici sterili e altri strumenti medici, nelle ultime settimane questa tipologia di prodotti è aumentata del 20%, dato l’affollamento dei nosocomi soprattutto nel Nord Italia. Tuttavia lo smaltimento si sta rivelando particolarmente efficiente, come sottolinea all’ANSA Lucia Leonessi, direttore generale di Confindustria Cisambiente.

Fra gli associati di Confindustria Cisambiente vi è anche Eco Eridania, il primo operatore europeo specializzato nella gestione dei rifiuti sanitari. Questi vengono raccolti “in tutta sicurezza” e, quando possibile, rientrano nell’economia circolare: dopo un processo di trasformazione, trovano nuova vita. Così ha spiegato Andrea Giustini, presidente di Eco Eridania:

Su 150-200 mila tonnellate di rifiuti speciali prodotti all’anno in Italia fra pubblico e privato, ne gestiamo la metà di cui 70-80 mila finiscono nei nostri impianti.

Il periodo è abbastanza complesso poiché, così come già accennato, la crisi da coronavirus ha determinato l’aumento del 20% di tutti i rifiuti di tipo ospedaliero. Eco Eridania, tuttavia, riesce a rimanere al passo con l’aumento di lavoro. I rifiuti pericolosi e potenzialmente infetti vengono gestiti seguendo un rigido protocollo: vengono inseriti in appositi sacchi, a loro volta chiusi in speciali contenitori e poi inoltrati agli impianti di termovalorizzazione, dove vengono trasformati in energia. I contenitori subiscono invece un processo di sanificazione e sterilizzazione, affinché possano essere completamente riutilizzati. In questo modo si evita la produzione di nuovi contenitori, riducendone così l’impatto ambientale, e si riduce anche il carico sugli stessi impianti di smaltimento.

L’azienda può contare su 1.500 dipendenti, 800 camion e 23 sedi sul territorio nazionale, per un fatturato di circa 200 milioni all’anno, derivanti proprio dalla gestione dei rifiuti speciali.

Fonte: ANSA

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