Il coronavirus potrebbe raddoppiare la fame nel mondo

Il coronavirus potrebbe raddoppiare la fame nel mondo

Fonte immagine: Stas_V via iStock

La diffusione del coronavirus potrebbe raddoppiare la fame del mondo: ecco la lettera inviata ai leader mondiali da aziende e gruppi di tutela.

Il coronavirus potrebbe raddoppiare la fame nel mondo, date le limitazioni sulla produzione e il trasporto di generi alimentari. È quanto emerge da una lettera aperta rivolta ai leader mondiali e sottoscritta da organizzazioni, imprese, gruppi di tutela civili e da alcune fondazioni legate alle Nazioni Unite. A renderlo noto è il Guardian, in un recente report.

La lettera è stata inoltrata ai leader del G7, del G20 e di altre nazioni, per richiedere un mercato di scambio di generi alimentari più aperto: l’emergenza da coronavirus in corso richiede ovviamente limitazioni, ma le difficoltà di produzione e trasporto di cibo sta già determinando condizioni di preoccupante scarsità, che potrebbero mettere a rischio una porzione considerevole della popolazione mondiale.

Così come già accennato, l’appello è stato organizzato da consorzi di tutela agricoli, economisti, gruppi di tutela civile, alcune fondazioni legate alle Nazioni Unite e imprese come Unilever, Nestlé e PepsiCo. Nella missiva riportata dal Guardian si legge:

È necessario prendere urgenti azioni coordinate per evitare che la pandemia da COVID-19 si trasformi in una crisi alimentare e umanitaria globale.

La FAO di recente ha espresso preoccupazione per i rischi alimentari connessi all’epidemia. Sebbene al momento la produzione di beni agricoli di prima necessità stia tenendo il passo all’infezione, con scorte che potrebbero garantire livelli sufficienti in tutto il mondo, le restrizioni al trasporto – ma anche i dazi che alcune nazioni potrebbero implementare – potrebbero alimentare scarsità in alcune nazioni. I leader dell’industria alimentare mondiale hanno aggiunto:

Sta crescendo il rischio di grandi interruzioni nella fornitura alimentare nei prossimi mesi, in particolare per le nazioni a basso reddito, molte delle quali sono nell’Africa sub-sahariana.

Per risolvere questa situazione, si richiede che porti marittimi, aeroporti e altre vie di comunicazione rimangano aperti fra i vari stati mondiali, per consentire il transito di questi beni di prima necessità. Ancora, si richiedono maggiori investimenti da parte dei governi nella produzione locale di cibo, con strumenti di credito immediati per i piccoli agricoltori e una maggiore collaborazione da parte delle banche.

Fonte: Guardian

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