Coronavirus: possibile una seconda infezione?

Coronavirus: possibile una seconda infezione?

Fonte immagine: koto_feja via iStock

Gli esperti studiano la possibilità di un secondo contagio da coronavirus: le possibilità sono assai remote, ecco per quale ragione.

La pandemia da coronavirus continua a crescere in tutto il mondo: di pari passo alla diffusione del virus aumenta anche la consapevolezza da parte della scienza, con novità sulle caratteristiche del COVID-19 praticamente a cadenza quotidiana. E ora un dubbio colpisce gli scienziati: è possibile essere contagiati dal coronavirus una seconda volta, dopo aver già superato la malattia?

La domanda è sorta in seguito all’apparizione di alcuni secondi casi in Cina, Giappone e Corea del Sud: dei pazienti hanno subito un secondo ricovero, dopo aver già superato l’infezione e aver ricevuto multipli tamponi negativi. Al momento il numero di episodi sarebbe assai ridotto, tanto che si parla di una probabilità molto remota, ma comunque non impossibile.

In linea generale, il superamento del COVID-19 garantisce una certa immunità. Per combattere l’infezione, l’organismo sviluppa degli anticorpi specifici che, oltre a eliminare il virus da polmoni e vie respiratorie superiori, protegge dagli attacchi successivi. Al momento gli scienziati non sanno stimare la durata di questi anticorpi – potrebbero sopravvivere alcuni mesi dopo la malattia o, così come avviene anche per altre malattie, per anni – tuttavia l’immunità trova conferma negli studi. Per quale ragione, di conseguenza, questi pazienti si sono infettati per una seconda volta?

Le ipotesi in via di studio sono le più svariate. La prima, nonché quella considerata più attendibile, parla più propriamente di ricaduta anziché di secondo contagio. Con molta probabilità, queste persone hanno sviluppato degli anticorpi sufficienti per combattere l’infezione in corso, ma non per garantire una immunità prolungata. Va anche considerato come il tampone vada a verificare la presenza del virus nelle vie respiratorie superiori, quindi più risultati negativi potrebbero non rilevare la presenza di piccole quantità di virus all’interno dei polmoni. In altre parole, pur non presentando più sintomi e con tamponi negativi, questi pazienti non avevano in realtà superato completamente l’infezione, con il virus poi tornato a moltiplicarsi in modo rapido.

La seconda possibilità, invece, potrebbe riguardare la doppia infezione da tipologie diverse di coronavirus, fra di loro mutate. Per quanto suggestiva questa ipotesi possa essere, al momento le analisi non rivelano mutazioni tali da sottolineare l’apparizione di un nuovo sottotipo di COVID-19, di conseguenza non trova conferma a livello scientifico.

Fonte: Yahoo

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