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Coronavirus: ecco perché gli uomini si ammalano più delle donne

Coronavirus: ecco perché gli uomini si ammalano più delle donne

Fonte immagine: Pixabay

La scienza spiega perché gli uomini si ammalino con più frequenza di coronavirus rispetto alle donne: colpa dell'enzima ACE2.

Arriva dalla scienza una possibile spiegazione sul divario che, nelle settimane più terribili della diffusione del coronavirus, si è rilevato tra uomini e donne in fatto di contagi. Il sesso maschile sembra infatti essere più frequentemente colpito dall’infezione, spesso anche con conseguenze più gravi: inizialmente si era ipotizzata una qualche correlazione con il testosterone, oggi invece emerge il ruolo di un enzima. È quanto spiega un nuovo studio, pubblicato sull’European Heart Journal. A quanto pare, gli uomini vedono nel sangue concentrazioni molto più elevate dell’enzima ACE2, che serve al coronavirus per infettare le cellule.

I ricercatori hanno misurato le concentrazioni dell’enzima ACE2 nel sangue di alcuni pazienti colpiti da gravi problemi cardiaci, sparsi in 11 nazioni europee. I pazienti sono stati distribuiti in due gruppi: uno di studio, da 1.485 uomini e 537 donne, e uno di controllo, da 1.123 uomini e 575 donne. L’età media dei gruppi era di 69 anni per gli uomini e 75 per le donne.

Dallo studio è emerso come gli uomini vedano delle concentrazioni più elevate dell’enzima ACE2, quest’ultimo fondamentale per il coronavirus nel poter ottenere accesso alle cellule. Così spiega Adriaan Voors, docente di cardiologia presso il Centro Medico Universitario di Groeningen:

L’ACE2 è un recettore presente sulla superficie delle cellule. Si lega al coronavirus e gli permette di accedere e infettare cellule sane, dopo che è stato modificato da un’altra proteina presente sempre sulla superficie delle cellule, la TMPRSS2. Alti livelli di ACE2 sono presenti nei polmoni e, per questo, si ritiene possa giocare un ruolo cruciale nella progressione ai polmoni dei disturbi causati dal COVID-19.

L’azione dell’ACE2 sembra sia resa più importante dall’assunzione di alcuni farmaci, come gli ACE-inibitori, diffusamente impiegati nella terza età per il trattamento di numerosi disturbi cardiaci. Gli esperti, tuttavia, non ritengono che il rischio coronavirus debba portare alla rinuncia di questi farmaci, poiché i livelli di ACE2 rimangono comunque elevati in tutti gli uomini, anche fra i pazienti sani e quindi non trattati con alcun medicinale.

Le nostre ricerche non suggeriscono che questi farmaci debbano essere sospesi in pazienti che sviluppano il COVID-19. Sono molto efficaci nel trattamento delle problematiche cardiache e gli ipotetici effetti dell’infezione virale dovrebbero essere soppesati attentamente.

Fonte: Eurekalert

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