Coronavirus, Greenpeace: stop ai sussidi ad allevamenti intensivi

Coronavirus, Greenpeace: stop ai sussidi ad allevamenti intensivi

Per ridurre il rischio di future pandemie come quella da Coronavirus i portavoce Greenpeace chiedono lo stop ai sussidi per gli allevamenti intensivi.

Stop ai sussidi per allevamenti intensitivi nei provvedimenti per la ripartenza dopo lo stop causato dal Coronavirus. Questo chiede Greenpeace, sottolineando come il supporto all’agricoltura su piccola scala anziché sulle pratiche intensive favorisca una naturale riduzione del rischio di future pandemie.

Richieste di sussidi sono state già avanzate a livello europeo, prosegue Greenpeace, dalle lobby della carne e dei latticini. Come ha sottolineato la Prof.ssa Ilaria Capua, direttrice della One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, la salute umana è strettamente connessa con quella animale e naturale. Secondo Capua l’obiettivo di una vita sana e di un Pianeta in salute è erseguibile soltanto ripensando in maniera drastica “il modo in cui trattiamo gli altri esseri viventi”, inclusi gli animali negli allevamenti intensivi:

Migliorare la salute dell’uomo e degli animali, insieme a quella delle piante e dell’ambiente, è l’unico modo per mantenere e preservare la sostenibilità del Pianeta.

Le fa eco Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, affermando come il connubio tra allevamenti intensivi e deforestazione rappresenti la miscela perfetta per generare future pandemie come quella da Coronavirus:

L’allevamento intensivo e la distruzione delle foreste legata alla necessità di produrre mangimi sono ingredienti perfetti per future pandemie. Se continuiamo a spingere gli animali selvatici a contatto con le persone e a concentrare gli animali in allevamenti sempre più grandi, il Covid-19 non sarà purtroppo l’ultima emergenza che dovremo subire. L’Ue e i governi nazionali devono salvare gli agricoltori su piccola scala colpiti da questa crisi e smettere di sostenere il sistema degli allevamenti intensivi che mettono a rischio la salute pubblica.

Come spiegato da Greenpeace il settore zootecnico europeo riceve sussidi pubblici comunitari, in maniera diretta o indiretta, tra i 28 e i 32 miliardi di euro annui. Tali cifre vengono destinate per la grande maggioranza alle grandi aziende dedite a pratiche intensive (72% dei prodotti di origine animale dell’Unione Europea), mentre le piccole realtà continuano a scomparire (tra il 2004 e il 2016 la sola Italia ha perso 320mila aziende):

Greenpeace chiede all’UE e ai governi nazionali di garantire una transizione giusta ed equa fornendo aiuti finanziari agli agricoltori su piccola scala che, adottando pratiche ecologiche e lavorando a livello locale assicurano una produzione alimentare sana e resiliente, nonché ai lavoratori agricoli che potrebbero perdere i propri mezzi di sussistenza.

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