Il coronavirus frena la lotta ai rifiuti e al cambiamento climatico

Il coronavirus frena la lotta ai rifiuti e al cambiamento climatico

Fonte immagine: Pixabay

La diffusione del coronavirus potrebbe avere effetti negativi sulla lotta ai rifiuti e sui cambiamenti climatici, dato il cambio di stile di vita.

L’epidemia causata dal nuovo coronavirus 2019-nCoV sta diventando sempre più un problema globale. Oltre a Cina, Italia, Iran e Corea del Sud – i Paesi più colpiti dai contagi – il virus si sta rapidamente espandendo in altre nazioni, tanto che l’OMS sta valutando se dichiarare lo stato di pandemia. Sebbene nelle prime settimane la diffusione dell’infezione abbia avuto un effetto collaterale “positivo” per l’ambiente, con la riduzione delle emissioni di CO2 in Cina e in Lombardia data la limitazione agli spostamenti e alle attività produttive, nel lungo periodo lo scenario potrebbe essere ben diverso. Il coronavirus potrebbe infatti frenare la lotta ai rifiuti e al cambiamento climatico.

Ovviamente, in una situazione di crisi come quella in corso è necessario mettere al primo posto la salute e la sicurezza dei cittadini. Fatta questa considerazione, il coronavirus sta imponendo dei nuovi stili di vita che potrebbero non essere pienamente compatibili con la protezione ambientale.

Il primo fronte che desta preoccupazione, così come sottolinea TreeHugger, è quello dei rifiuti: per ragioni di sicurezza, in queste settimane si stanno preferendo le soluzioni usa e getta, per limitare la propagazione del virus. Negli Stati Uniti, ad esempio, la gran parte delle catene di ristorazione e le caffetterie sono ritornate a una politica di tazze di plastica o cartone da utilizzare solo una volta, dopo aver implementato la scorsa estate l’iniziativa “Bring Your Own Cup” (“porta la tua tazza”). Ancora, sempre per questioni igieniche, le catene di vendita al dettaglio di alimentari e verdura stanno sempre più tornando alle confezioni di polistirolo e agli involucri di plastica, considerati una barriera più sicura all’eventuale contaminazioni delle superfici: non è dato sapere se la reazione sia esagerata, non almeno in questo momento, ma molti store non permettono più ai clienti di toccare frutta e verdura con le mani, anche in presenza dell’apposito guanto.

Per quanto riguarda il cambiamento climatico, così come sottolinea il Time, il timore è che la diffusione del coronavirus possa corrispondere a un aumento del ricorso ai combustibili fossili. Nonostante i dati incoraggianti sulla riduzione della CO2, sempre più persone potrebbero decidere di spostarsi – anche semplicemente per ragioni lavorative – facendo affidamento alle loro automobili anziché ai mezzi pubblici. Ancora, dopo la fase di stallo con un necessario rallentamento della produzione industriale, gli esperti temono che le aziende ricorreranno a grandi quantità di fossili per accelerare la stessa produzione e per compensare il tempo perduto. Non ultimo, la diffusione del coronavirus sta costringendo a posticipare i meeting internazionali sull’ambiente, incontri che avrebbero dovuto produrre linee guida urgenti anche in relazione agli accordi di Parigi. La Convention on Biological Diversity, ad esempio, è stata dapprima spostata dalla Cina a Roma, data la diffusione del coronavirus. Ma l’infezione si è diffusa rapidamente anche in Italia e ora sarà necessario trovare una nuova location.

Fonte: TreeHugger

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