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Coronavirus trasmesso dai pipistrelli non dai pangolini

Coronavirus trasmesso dai pipistrelli non dai pangolini

Fonte immagine: GP232 via iStock

Il coronavirus 2019-nCoV non è stato trasmesso all'uomo dal pangolino, bensì dal pipistrello nei wet market cinesi: lo svela una ricerca.

I pangolini non sono responsabili del salto di specie del coronavirus 2019-nCoV, dagli animali all’uomo. È quanto svela una nuova ricerca condotta dal team Università Campus Bio-Medico di Roma, guidato dal professor Massimo Cicozzi, così come riferisce ADNKronos. I ricercatori hanno ricostruito le mutazioni genetiche del virus, risalendo al suo ospite originario: il pipistrello.

Come già noto da tempo, l’epidemia da coronavirus è nata nei wet market cinesi, i mercati dove viene venduta selvaggina viva, spesso in condizioni igieniche non sufficienti. Secondo i ricercatori, il salto di specie verso l’uomo sarebbe avvenuto tramite contatto con il sangue infetto di pipistrelli. Così spiega Ciccozzi nel suo intervento per ADNKronos:

L’ipotesi che facciamo noi è che sia accaduto tutto nei “wet market” cinesi di Wuhan, i mercati umidi. Mercati dove si vendono animali vivi. In certi luoghi non c’è la corrente elettrica, non ci sono frigoriferi. Per questo gli animali devono essere venduti vivi. E poi vengono macellati.

Il macello avviene spesso sul luogo, senza particolari prevenzioni igieniche, e il sangue finisce sulle mani. Seguendo questo percorso, il sangue contaminato ha permesso poi l’ingresso del virus per via respiratoria. Il passaggio da animale a uomo sarebbe avvenuto con una mutazione sulle spicole del virus, che si sono adattate per riconoscere i recettori delle cellule umane, e la prima trasmissione sarebbe antecedente allo scorso Natale:

Probabilmente questo virus è passato all’uomo tramite il sangue e poi è andato in circolo. Ha riconosciuto le cellule con il recettore, come una serratura, è entrato e ha innescato l’epidemia: questa è l’ipotesi. Prima dall’animale all’uomo attraverso le mani e poi la trasmissione è avvenuta per via respiratoria, umana, tramite fluidi, colpi di tosse, starnuti. Come avviene per una normale influenza. La mutazione del “salto di specie” è avvenuta sulle cosiddette spike o spicole, strutture proteiche sulla superficie del patogeno che permettono la penetrazione nelle cellule, e si sarebbe verificata prima di Natale.

Non vi sarebbe quindi il pangolino come ospito intermedio, così come evidenziato da alcuni nelle scorse settimane. Ancora, i ricercatori hanno scoperto come il coronavirus 2019-nCoV muti molto velocemente, pur mantenendo il suo genoma all’80% simile a quello della SARS del 2002-2003. Per questo motivo è importante ridurre i contagi sin da subito, in attesa che vengano sviluppati farmaci o vaccini efficaci, poiché le mutazioni – per quanto il nuovo coronavirus sia decisamente meno pericoloso della SARS – potrebbero tratteggiare presto uno scenario diverso:

La nostra preoccupazione è quella di fermare il prima possibile questa epidemia perché continua a mutare. Ogni volta che il virus si trasmette da uomo a uomo fa delle mutazioni perché cambia l’ambiente immunologico e ognuno ha il suo ambiente immunologico personale. La prima mutazione gli ha fatto fare il salto di specie, altre due lo hanno reso molto contagioso ma meno deleterio della Sars, non so cosa altro può succedere se mutasse ancora, potrebbe anche non succedere nulla. Ma nel dubbio, l’epidemia va fermata in quanto la cosa fondamentale è evitare che le persone s’infettino. Evitiamo i casi di morte e quindi evitiamo che il virus faccia altre mutazioni.

Fonte: ADNKronos

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