Coronavirus e inquinamento: contestato il legame

Coronavirus e inquinamento: contestato il legame

Fonte immagine: Foto di alexeva8 da Pixabay

Opinioni contrastanti in merito al presunto rapporto tra inquinamento atmosferico e Coronavirus: la Ias risponde alla SIMA.

Alcuni giorni fa è stato presentato uno studio che affermava l’esistenza di un evidente legame tra Coronavirus e inquinamento atmosferico. Come spesso accade in questi casi, gli esiti della ricerca hanno aperto un dibattito pubblico e portato a posizioni contrastanti. Al fronte dei sostenitori della connessione tra epidemia e smog si oppongono alcuni studiosi secondo i quali non vi sarebbero dati sufficienti per confermare tale ipotesi.

A sostenere l’esistenza di un rapporto tra Coronarivus e inquinamento atmosferico uno studio promosso dalla SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale), secondo cui il particolato e le polveri sottili presenti nell’aria agirebbero da “substrato” permettendo al virus Sars-Cov2 di rimanere vitale più a lungo (rispetto a quanto accadrebbe in caso di aria meno inquinata). In particolare l’istituto ha affermato che:

Esiste una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo dal 10 al 29 febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 marzo.

Gli studiosi del SIMA hanno rispedito al mittente le critiche, rispondendo così alle recenti contestazioni:

Il nostro studio è condotto con metodo scientifico, basandosi su evidenze. La correlazione è presente. Che i virus si diffondano nell’aria trasportati dalle polveri trova riscontro nella letteratura scientifica. Come trova riscontro il fatto che restino attivi per diverse ore. Perciò è importante ribadire che in condizioni di alte concentrazioni di particolato un metro di distanza tra le persone è necessario, ma potrebbe non bastare, sia in ambienti outdoor che indoor.

A contestare i risultati presentati dalla SIMA è la Società italiana di aerosol (Ias), formata da circa 150 istituti di ricerca, università e agenzie regionali/provinciali, che ha dichiarato:

A ora non è stato dimostrato alcun effetto di maggiore suscettibilità al contagio al Covid-19 dovuto all’esposizione alle polveri atmosferiche. Si ritiene che la proposta di misure restrittive di contenimento dell’inquinamento, allo stato attuale delle conoscenze, sia ingiustificata.

La covarianza fra condizioni di scarsa circolazione atmosferica, formazione di aerosol secondario, accumulo di Pm in prossimità del suolo e diffusione del virus non deve, tuttavia, essere scambiata per un rapporto di causa-effetto.

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