Coronavirus: differenze tra pandemia, endemia ed epidemia

Coronavirus: differenze tra pandemia, endemia ed epidemia

Fonte immagine: koto_feja via iStock

Con la diffusione del coronavirus, sempre più persone appaiono confuse dai termini: ecco la differenza tra epidemia, endemia e pandemia.

Cresce comprensibilmente la preoccupazione per la diffusione del COVID 19, la sindrome causata dalla diffusione del nuovo coronavirus 2019-nCoV. L’infezione da qualche giorno ha cominciato a diffondersi anche in Italia, con contagi autoctoni soprattutto in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e, seppur in misura più ridotta, in Piemonte. E mentre le autorità preposte mettono in atto tutte le misure atte a contenere la propagazione del virus – ad esempio con aree di quarantena nel lodigiano, la chiusura di scuole e università, nonché la limitazione delle manifestazioni pubbliche – i cittadini si domandano se quella in corso sia una pandemia.

Ma quale è la differenza tra pandemia, epidemia ed endemia? Sulla confusione di questi giorni sono intervenute l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Istituto Superiore di Sanità, per cercare di far chiarezza sui termini. La diffusione attuale del coronavirus non può essere ancora considerata una pandemia, anche se potrebbe diventarlo in futuro.

La definizione di epidemia, endemia e pandemia varia a seconda della suscettibilità delle persone alla circolazione di un germe – un virus o un batterio – nella popolazione. Di seguito le distinzioni in breve.

Epidemia

Coronavirus Wuhan

Così come già accennato, la distinzione terminologica sulla diffusione di un agente patogeno dipende dal grado di suscettibilità della popolazione allo stesso. L’epidemia, così come ha avuto modo di spiegare l’Istituto Superiore di Sanità, si verifica quando un soggetto riesce a contagiare più di una persona contemporaneamente, aumentando in breve tempo il numero di infetti.

Non vi sono dei precisi criteri numerici per stabilire la sussistenza di un’epidemia, non vi sono precise soglie. Per comprendere questo concetto, David Jones – docente all’Università di Harvard – riporta due utili esempi. Il primo è quello della diffusione dell’HIV: una problematica diffusa, ma non epidemica negli Stati Uniti. Il numero di contagiati ha infatti una crescita stabile negli anni, è possibile prevedere abbastanza facilmente il numero di nuovi casi e le strategie di contenzione sono efficienti. La febbre tifoide che colpì Long Island nel 1906, invece, fu una vera e propria epidemia: nonostante vi furono solo 51 casi, il contagio fu velocissimo e imprevedibile, con esiti molto drammatici.

Endemia

Così come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, l’endemia si verifica quando un agente patogeno risulta diffuso e presente nella popolazione, rimanendo pressoché uniforme e stabile stabile nel tempo, con un numero anche elevato di casi. Ad esempio, la difterite – problematica ormai abbastanza rara in Europa – è endemica in molte zone dell’Africa.

Pandemia

Pandemia

La pandemia, così come suggerisce il nome, è l’evoluzione di una precedente epidemia. Il termine, derivato dal greco “pan-demos”, indica che la malattia colpisce “tutto il popolo” ed è quindi diffusa a livello mondiale.

Si parla di pandemia quando un virus e particolarmente virulento, ovvero capace di colpire un gran numero di persone, a causa della mancata immunizzazione da parte dell’uomo. L’agente si moltiplica velocemente, passa da un individuo all’altro in poco tempo e può colpire migliori di persone. Rappresentano una pandemia l’influenza spagnola del 1918, l’asiatica del 1957, l’influenza di Hong Kong del 1968 e molte altre ancora.

In merito al coronavirus, si può di certo affermare sia un’epidemia. Tuttavia non è endemico – ovvero non è stabile nel tempo nella popolazione, essendo l’apparizione molto recente – né rappresenta ancora una pandemia, sebbene possa diventarlo.

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