Coronavirus: clima e smog collegano l’Italia a Wuhan

Coronavirus: clima e smog collegano l’Italia a Wuhan

Una fascia climatica e gli alti livelli di smog pre-crisi collegano il Nord Italia a Wuhan, ecco spiegato perché.

Una linea invisibile collega l’Italia a Wuhan, dove ha avuto inizio il primo focolaio di Coronavirus. Due sono i fattori principali che accomunano la piccola località cinese con il Bel Paese, ovvero l’inquinamento atmosferico e la fascia climatica. A puntare il dito in questa direzione due differenti studi, secondo i quali esisterebbero delle “costanti” il rapporto tra diffusione del virus e condizioni climatiche/qualità dell’aria.

A cominciare da quella fascia climatica “subtropicale umida“, che sta accumunando tutti i Paesi nei quali si sono verificati i maggiori livelli di diffusione del Coronavirus. Una striscia di temperature più fredde che vede al suo interno città come Wuhan, ma anche Milano, Parigi, Madrid e Daegu (Corea del Sud). Un dato che avrebbe contribuito, dopo essere stato incrociato con le informazioni ricavate da uno studio tedesco sul SARS-Cov2, ad avanzare l’ipotesi che l’arrivo del caldo estivo potrebbe mettere la parola fine a questa prima ondata di COVID-19.

Si ricorda però come si tratti al momento soltanto di un’ipotesi, esattamente come quella legata al fattore inquinamento atmosferico. Per meglio dire sono state trovate evidenti correlazioni tra i livelli di polveri sottili nell’aria e numero dei contagi da COVID-19.

I dati forniti dalle varie Arpa regionali in merito alla qualità dell’aria sono risultate coerenti con l’andamento dell’infezione, fornendo un’indiretta conferma alla tesi secondo la quale il virus riuscirebbe a rimanere vivo più a lungo all’aperto in presenza di inquinanti atmosferici. Nello specifico il particolato offrirebbe, hanno sostenuto i ricercatori della Società Italiana di Medicina Ambientale, un “substrato” capace di ospitare il virus e permettergli di sopravvivere più di quanto accadrebbe in assenza di polveri sottili.

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