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Coronavirus Cina: stretta sulla vendita di animali selvatici, igiene insufficiente

Coronavirus Cina: stretta sulla vendita di animali selvatici, igiene insufficiente

Fonte immagine: Ventz via iStock

Stretta in Cina sulla vendita di animali selvatici in Cina: nasce una richiesta di moratoria perenne, mentre l'Indonesia valuta il blocco dell'import.

La diffusione del nuovo coronavirus 2019-nCoV in Cina appare sempre più preoccupante. Il numero dei contagiati ha raggiunto le 4.000 unità, mentre sono purtroppo 132 le persone decedute a causa dell’infezione. E il Paese corre ai ripari, non solo predisponendo delle estese aree di quarantena nella speranza di ridurne la diffusione, ma anche con una stretta sulla vendita di animali selvatici nei tanti mercati che, da sempre, caratterizzano il commercio locale. Come evidenziato da un aggiornamento del New York Post nella giornata di ieri, vi è ormai la relativa conferma che il nuovo coronavirus abbia cominciato a diffondersi proprio dagli animali stipati nelle gabbie del mercato ittico di Wuhan: di 33 campioni analizzati, ben 31 hanno evidenziato un collegamento con il coronavirus.

Cuccioli di lupo, volpi, zibetti, ratti, serpenti, pavoni, pipistrelli, porcospini e lontre: questi sono solo alcuni degli animali che le autorità hanno rilevato nell’area dedicata alla selvaggina del mercato di Wuhan, chiusi in piccole gabbie, spesso in condizioni di sovraffollamento e di scarsa igiene. Una situazione che potrebbe favorire la circolazione di virus e il loro salto di specie, per questa ragione è stato imposto il divieto momentaneo alla vendita di animali vivi nei mercati.

Così come riporta CNN, le autorità hanno imposto un “divieto totale alla vendita di animali selvatici vivi”, un blocco che durerà “finché l’epidemia non sarà dichiarata terminata”. Un intervento sul quale pare abbia avuto un peso determinante anche una denuncia spontanea nata su Weibo – il più popolare social network cinese – dove nelle ultime settimane diversi utenti hanno condiviso foto del mercato di Wuhan in tempi non sospetti, per evidenziare la presenza di animali ammassati e in condizioni precarie di salute.

Ed è proprio sui social network che, nelle ultime ore, è nata una proposta spontanea per rendere globalmente illegale la vendita di animali selvatici, strappati dai loro habitat naturali. È la petizione lanciata da Freeland, un’organizzazione specializzata nella lotta ai traffici umani e animali:

Questo è un campanello d’allarme. Questa è la vendetta di Madre Natura. Il modo per prevenire l’ulteriore diffusione di virus come il coronavirus è bloccare il commercio di animali selvatici. La Cina ha da poco imposto questo divieto momentaneo. Rendiamolo permanente.

Nel mentre, così come spiega il Jakarta Post, diversi scienziati e ricercatori indonesiani hanno richiesto al governo non solo di bloccare il commercio di animali selvatici vivi, ma anche l’import di questi esemplari proprio dalla Cina. In particolare, sottolinea il responsabile del Dipartimento di Zoologia dell’Indonesian Institute of Sciences Cahyo Rahmadi, l’attenzione deve essere elevata su roditori, pipistrelli, carnivori e primati come le scimmie, i quali potrebbero essere portatori naturali di coronavirus o essere stati contagiati dalle loro prede.

Fonte: CNN

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