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Coronavirus in Cina: sequestrati 38.000 animali venduti illegalmente

Coronavirus in Cina: sequestrati 38.000 animali venduti illegalmente

Fonte immagine: cynoclub via iStock

Le autorità cinesi hanno sequestrato più di 38000 animali selvatici, venduti illegalmente dopo il divieto imposto data l'esplosione del coronavirus.

Per tentare di arginare la diffusione del nuovo coronavirus 2019-nCoV, rilevato per la prima volta nel mercato ittico della città di Wuhan, le autorità cinesi hanno deciso di vietare momentaneamente la vendita di animali selvatici e di chiudere preventivamente alcuni dei “wet market” più critici. Eppure sembra che vari commercianti abbiano trovato una via di fuga dai blocchi imposti a livello governativo, alimentando il traffico illecito sul mercato nero. È quanto confermano le stesse autorità, nel sottolineare come negli ultimi 20 giorni siano stati sequestrati più di 38.000 animali a rischio destinati al commercio illegale.

La polizia ha indagato su circa 682 casi – 209 con un profilo di rilevanza penale e 473 illeciti amministrativi – e si è giunti al sequestro di animali pari al peso di ben 2.347 chilogrammi. 690 persone sono state denunciate, molte delle quali punite con l’arresto. Il caso più noto è avvenuto qualche giorno fa, così come già specificato in un precedente aggiornamento, quando una donna è stata fermata per aver organizzato un commercio illecito approfittando degli strumenti di messaggistica online: l’accusata aveva stipato in alcuni freezer carcasse di aquile, ratti e scoiattoli dalla dubbia provenienza, pronte per essere distribuite ai consumatori. Lo scorso 31 gennaio, invece, due venditori di Guangzhou sono stati arrestati per aver venduto serpenti e ratti vivi, poi puniti con il pagamento di 300 yuan per ogni chilo di serpente e 160 yuan per ogni chilo di ratto.

Come già accennato, le autorità cinesi hanno deciso di vietare momentaneamente il commercio di specie selvatiche, dopo l’esplosione del coronavirus a Wuhan. Secondo gli esperti, infatti, il virus potrebbe aver fatto il salto di specie proprio all’interno del mercato ittico della cittadina, dove venivano custoditi esemplari come pipistrelli, cuccioli di lupo, volpi, pavoni, ratti, pangolini e serpenti in condizioni igieniche non propriamente eccellenti.

Convincere la popolazione a cambiare un’usanza così radicata, però, potrebbe essere difficile. A parlarne dalle pagine del Daily Mail e Huang Yanzhong, del Consiglio per le Relazioni Estere del governo cinese: l’esperto è spiegato che la vendita di animali rari è profondamente radicata nella cultura cinese e, per questa ragioni, molti decidono di ignorarne l’illegalità.

Fonte: Daily Mail

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