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Coronavirus: la Cina rivedrà le leggi sul commercio di animali selvatici

Coronavirus: la Cina rivedrà le leggi sul commercio di animali selvatici

Fonte immagine: Ventz via iStock

La Cina adotterà nuove misure per limitare il fenomeno dei wet market e il commercio di esemplari selvatici, responsabili della diffusione del coronavirus.

La Cina potrebbe rivedere presto le leggi> sul commercio di animali selvatici, allo scopo di limitare il fenomeno dei “wet market”, considerati responsabili della recente diffusione del coronavirus 2019-nCoV e di altre possibili infezioni. È quanto è stato annunciato negli scorsi giorni da Wang Ruihe, un rappresentante della Commissione Affari Legislativi del parlamento cinese, durante una conferenza stampa a Pechino.

Come già più volte sottolineato negli ultimi giorni, la diffusione del coronavirus 2019-nCoV sembra abbia avuto origine dal mercato ittico di Wuhan, dove venivano custoditi moltissimi animali selvatici in condizioni igieniche non sempre sufficienti. Chiuso dallo scorso primo gennaio, nel mercato sono stati rinvenuti cuccioli di lupo, volpi, zibetti, ratti, pipistrelli e serpenti, spesso ammassati in piccole gabbie. Gli studi condotti sul virus, invece, avrebbero dimostrato una possibile origine dai pipistrelli, con i pangolini come ospite intermedio.

Nelle scorse settimane diversi esperti a livello internazionale hanno richiesto al governo cinese, approfittando di un appello pubblico, un’azione mirata per rendere definitivamente illegali i cosiddetti “wet market”: la presenza di animali dalla provenienza sconosciuta, probabilmente non allevati ma sottratti ai loro habitat, e le condizioni igieniche scarse possono infatti favorire la rapida moltiplicazione di virus e batteri, con il conseguente salto di specie.

A quanto pare, le autorità cinesi avrebbero deciso di prendere in considerazione questi appelli. Così come riportano diversi quotidiani cinesi, tra cui ECNS, Wang Ruihe avrebbe promesso un intervento nel breve periodo:

I rischi per la salute pubblica dovuti al commercio e al consumo di animali selvatici hanno sollevato preoccupazione in tutto il mondo. È molto probabile che la diffusione della polmonite da coronavirus sia stata trasferita dagli animali all’uomo da esemplari selvatici, per poi causare un contagio da uomo a uomo.

Il rappresentante ha sottolineato come, nonostante nel 2016 la Cina abbia approvato delle norme di maggiore tutela delle risorse naturali e degli esemplari selvatici, gli sforzi di implementazione non sarebbero stati sufficienti.

Delle norme efficaci per supportare la legge non sono state prodotte in tempo, mentre specifici metodi, guide, standard e normative tecniche per proteggere gli animali selvatici devono essere ancora introdotte. La supervisione e il controllo, nel frattempo, non sono sufficienti. Non c’è stato un giro di vite sui mercati dediti al commercio illegale di animali e, in molti luoghi, l’estensione di tali mercati e delle relative aziende risultava enorme, tale da determinare un grave rischio per la salute pubblica.

In attesa di una nuova legge, la Cina ha intensificato i controlli: proprio pochi giorni fa, una donna è stata arrestata per aver venduto centinaia di scoiattoli, aquile e ratti congelati tramite un commercio organizzato online, nonostante il momentaneo divieto imposto dalle autorità.

Fonte: ECNS

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