Coronavirus Cina: false cure appaiono sui social network

Coronavirus Cina: false cure appaiono sui social network

Fonte immagine: Pexels

Spopolano sui social media false cure per il coronavirus cinese, alcune a base di candeggina: i medici chiedono ai pazienti di evitarle.

La diffusione in Cina del coronavirus 2019-nCoV sta generando più che comprensibili preoccupazioni a livello internazionale. Con oltre 7.000 contagi sul territorio cinese e circa 170 decessi, le autorità locali lavorano incessantemente per contenere le infezioni, mentre i Paesi esteri hanno deciso di adottare varie misure per limitare gli scambi con la nazione asiatica, a scopo preventivo. Alimentati proprio dalla preoccupazione, milioni di utenti si sono riversati sui social network per cercare informazioni sul virus, rimanendo però invischiati in bufale, disinformazione e cure false, molte delle quali addirittura pericolose. È quanto riporta Bloomberg in una recente ricerca.

Negli ultimi giorni si sono moltiplicate a dismisura le condivisioni, su piattaforme come Facebook e Twitter, relative al coronavirus cinese. Tra notizie lecite e teorie del complotto, si è affermata anche una preoccupante tendenza alla cura fai-da-te. Oltre alla convinzione dell’esistenza di un vaccino misteriosamente tenuto nascosto dai “poteri forti” – al momento, non è stato prodotto alcun vaccino efficace per il 2019-nCoV – alcuni avrebbero consigliato dei metodi a dir poco inconsueti, tra cui l’assunzione di candeggina per combattere il virus. Naturalmente, l’ingestione di questo composto chimico può risultare estremamente dannosa – quando non letale – per l’organismo.

Un set di tweet e di post su Facebook, provenienti da account statunitensi legati alle teorie del complotto, hanno riferito che bere candeggina possa non solo proteggere dal virus, ma anche curarlo.

Maarten Schenk, a capo del servizio di fact-checking Lead Stories, ha provato a spiegare le ragioni di questa pericolosa proliferazione sulle piattaforme sociali:

È la perfetta sovrapposizione di paura, razzismo e sfiducia verso il governo e Big Pharma. Le persone non si fidano del racconto ufficiale.

Un problema che viene purtroppo amplificato dalla natura stessa di queste piattaforme, dove la ripetizione continua di alcune dichiarazioni risulta più che sufficiente per farle apparire vere, anche quando frutto di fervida fantasia. Così spiega Thomas Rid, docente alla Johns Hopkins University:

I pettegolezzi possono viaggiare in modo più veloce e ampio rispetto a quanto siano mai riusciti a fare. Questo naturalmente porta le teorie del complotto a diffondersi più rapidamente. Si diffondono in modo più ampio e diventano più persistenti.

Le piattaforme stesse sono corse ai ripari – Twitter consiglia agli utenti il sito del Centers for Disease Control and Prevention per i dettagli sul coronavirus, Facebook ha aumentato la sua azione con i partner di fact-checking e YouTube sta privilegiando video da fonti istituzionali e giornalistiche – ma molto deve essere ancora fatto. Nel frattempo, i medici chiedono ai pazienti di diffidare da qualsiasi cura propinata sui social, soprattutto quando prevede l’assunzione di sostanze chimiche assolutamente non adatte all’ingestione. Timothy Caulfield, esperto di normative sulla salute per l’Università di Alberta, ha aggiunto:

Nei primi giorni di un’epidemia vi è molta incertezza. Le persone non amano l’incertezza, vogliono risposte. I social media sono una macchina di polarizzazione dove chi grida di più vince. Durante un’epidemia, quando ti serve un’informazione accurata e misurata, questo è il peggior scenario possibile.

Fonte: Bloomberg

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