Coronavirus in Cina, boom di mascherine: ma funzionano davvero?

Coronavirus in Cina, boom di mascherine: ma funzionano davvero?

Fonte immagine: imtmphoto via iStock

Coronavirus, boom di richieste di mascherine in Cina per evitare l'infezione: secondo gli esperti, però, sarebbero meno efficaci di altre comuni misure.

Appare sempre più preoccupante la situazione della città cinese di Wuhan, l’epicentro della recente apparizione di un nuovo e pericoloso coronavirus, simile a quello della SARS. Sarebbero centinaia le persone già contagiate, mentre il numero di decessi per gravi complicazioni da polmonite è rapidamente salito a 26. Le autorità locali hanno imposto severe misure nel tentativo di contenere la diffusione del virus, come la chiusura del mercato da dove l’infezione sarebbe partita e l’imposizione di aree di quarantena. Nel frattempo, i rappresentanti del governo hanno consigliato alla popolazione di far ricorso a mascherine monouso, per rendere un’eventuale trasmissione più difficile. I negozi sono stati letteralmente presi d’assalto, ma fra gli esperti sorgono dubbi: le mascherine sono davvero efficaci per evitare il contagio?

È la domanda a cui ha provato a dare risposta il New York Times, interpellando esperti di malattie infettive negli Stati Uniti. A quanto pare, non vi sarebbero specifici studi per confermare l’efficacia delle mascherine al di fuori dell’ambiente ospedaliero e, almeno in linea teorica, sarebbero altre le pratiche igieniche più mirate per contenere la trasmissione. Julie Vaishampayan, alla guida del comitato di salute pubblica della Infectious Diseases Society of America, ha così specificato:

Temiamo che le persone credano di ricevere più protezione dalle mascherine rispetto a quanto effettivamente siano in grado di fare. Lavare le mani ed evitare il contatto con persone malate è certamente più importante che indossare una mascherina.

Il problema principale risiede nel fatto che le classiche mascherine a uso chirurgico, realizzate in materiale morbido e monouso, nascono come misura igienica in ambienti sterili, non per ridurre la probabilità di contagio al di fuori delle strutture mediche. Non trattandosi di strumenti dall’effetto “sigillante” sulla cute del viso, lasciano scoperte delle aree – ad esempio a lato della bocca – che potrebbero garantire il passaggio dell’aria e di eventuali contaminanti. Ancora, come spiega Amesh Adalja del Johns Hopkins Center for Health e Security, le comuni mascherine non sono progettate per scoraggiare comportamenti sbagliati da parte di chi le indossa:

La maggior parte delle persone infilerà inconsapevolmente le mani sotto la maschera per grattarsi, portando così contaminanti a contatto con la bocca e con il naso.

L’uso delle mascherine chirurgiche può rappresentare una risorsa in più, poiché pur sempre un filtro a protezione delle vie respiratorie, ma non risulterebbero altrettanto efficaci quanto altri tipi di dispositivi, come maschere a uso professionale per evitare il contatto da gas e patogeni. La strategia più efficace rimane quella di lavarsi le mani frequentemente e, in ogni caso, evitare di portare le stesse mani al volto: bocca, naso e occhi rappresentano i canali d’ingresso del coronavirus nell’organismo.

Fonte: New York Post

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