Coronavirus: caratteristiche e malattie connesse

Coronavirus: caratteristiche e malattie connesse

Fonte immagine: nopparit via iStock

Il 2019-nCoV è solo uno dei vari coronavirus che possono colpire l'uomo: ecco le caratteristiche di questi virus e le malattie che provocano.

Con la diffusione dell’infezione da 2019-nCoV in Cina, un’epidemia probabilmente originata dagli animali vivi venduti nel mercato di Wuhan, si sente frequentemente parlare di coronavirus sui media. Nonostante il termine sia generico, poiché identifica un grande numero di esemplari appartenenti alla famiglia dei Coronaviridae, nell’immaginario comune la parola coronavirus è diventata unico sinonimo della crisi in corso in Asia. Eppure non tutti i coronavirus sono in grado di determinare gravi conseguenze nell’uomo, tanto che in molti casi – fatte le dovute eccezioni – appaiono perlopiù innocui.

Ma quali sono le caratteristiche di questi virus e quali le malattie che possono causare?

Coronavirus: cosa sono e caratteristiche

Coronavirus

Con il termine coronavirus si identifica un genere di virus a RNA appartenente alla sottofamiglia degli Orthocoronavirinae, a loro volta afferente alla famiglia dei Coronaviridae. Il nome deriva dalla tipica forma che assumono questi virus: con l’osservazione al microscopio elettronico, i vironi presentano una superficie caratterizzata da porzioni bulbose – comunemente definite anche “spike” – che ricordano proprio una corona.

La scoperta dei coronavirus è avvenuta negli anni ’60 del secolo scorso, grazie a degli studi condotti sul raffreddore comune: questi virus si trovavano infatti in abbondanza all’interno delle cavità nasali dei pazienti colpiti dal fastidioso – ma innocuo – disturbo invernale. Senza scendere in eccessivi tecnicismi, l’analisi permise di scoprire la modalità d’azione tipica di questi virus: grazie ad alcune proteine presenti sulla loro superficie, si attaccano alla membrana delle cellule che hanno deciso di colpire, per poi rilasciare il loro RNA a singolo filamento positivo nel citoplasma della cellula ospite, affinché venga tradotto dai ribosomi.

I coronavirus sono decisamente diffusi negli animali – in particolare mammiferi e uccelli – e sono responsabili di malattie di varia gravità, come disturbi gastrointestinali per suini e bovini, problematiche respiratorie nei polli, gravi gastroenteriti nei gatti e molto altro ancora. Seppur con una frequenza molto più ridotta, alcuni coronavirus possono colpire anche l’uomo, attaccando soprattutto le vie respiratorie.

Coronavirus: le malattie umane

Raffreddore

Pur risultando meno numerosi e diffusi rispetto agli animali, i coronavirus possono colpire anche l’uomo. I più diffusi sono certamente quelli del comune raffreddore, così come già accennato nei precedenti paragrafi, un disturbo fastidioso ma privo di conseguenze a lungo termine per la maggior parte della popolazione.

Nel corso degli ultimi decenni, tuttavia, hanno iniziato a circolare anche tipologie di coronavirus dagli effetti ben più gravi, poiché in grado di intaccare il sistema respiratorio, determinando delle pericolose polmoniti. A oggi sono sette i ceppi di coronavirus conosciuti per la loro azione sull’uomo:

  • Human Coronavirus 229E (HCoV-229E);
  • Human Coronavirus OC43 (HCoV-OC43);
  • Human Coronavirus NL63 (HCoV-NL63);
  • Human Coronavirus HKU1 (HCoV-HKU1);
  • Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus (SARS);
  • Middle East Respiratory Syndrome (MERS-CoV);
  • 2019-nCoV (Coronavirus di Wuhan).

Escludendo il già citato raffreddore, i ceppi di coronavirus più pericolosi per l’uomo si manifestano con dei sintomi simili, seppur con intensità diversa. Fra questi vi possono essere mal di gola, mal di testa, difficoltà respiratorie, tosse, senso di pressione al petto, dispnea e febbre alta. Poiché si tratta di sintomi molto simili ad altre patologie respiratorie, come l’influenza stagionale, la prima diagnosi può risultare molto complessa.

Coronavirus: SARS e 2019-nCoV

Coronavirus Wuhan

Tra le epidemie più gravi causate da coronavirus, si elencano la SARS del 2002-2003 e la recente diffusione del ceppo 2019-nCoV, tra il dicembre del 2019 e il gennaio del 2020. Entrambe le infezioni hanno avuto origine in Asia, più precisamente in Cina: in simili casi, il coinvolgimento dell’uomo avviene per un salto di specie dagli animali, data la stretta convivenza o il consumo di esemplari portatori dei virus.

Per il caso di Wuhan, ad esempio, si sospetta che il virus possa essere stato inizialmente trasmesso dai numerosi animali selvatici presenti nel mercato ittico cittadino. Le autorità hanno infatti rinvenuto cuccioli di lupo, volpi, zibetti, pavoni, ratti, pipistrelli, serpenti e molte altre specie, rinchiusi in gabbie strette e sovraffollate, in condizioni igieniche non sufficienti. L’analisi di 33 campioni ha portato a\ evidenziare in 31 casi un collegamento tra il coronavirus 2019-nCoV e gli animali del mercato di Wuhan, mentre lo studio del genoma ha confermato porzioni di codice genetico appartenenti ai serpenti.

Pur risultando molto simili, la SARS e il 2019-nCoV si differenziano per la gravità delle infezioni in grado di determinare nell’uomo. La SARS, capace di contagiare circa 8.000 persone nel mondo di cui 5.700 solo in Cina, si concluse con una mortalità elevata, pari al 15%. Il coronavirus di Wuhan, nonostante appaia più veloce nella sua diffusione con quasi 7.000 casi registrati al 30 gennaio 2020, si attesta su una mortalità inferiore al 3%.

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