Coronavirus: aria pulita in Europa, intervista ad Alfonso Pecoraro Scanio

Coronavirus: aria pulita in Europa, intervista ad Alfonso Pecoraro Scanio

I dati sulla qualità dell'aria dopo il lockdown dovuto al coronavirus parlano chiaro, abbiamo chiesto una analisi ad Alfonso Pecoraro Scanio.

I dati rilevati dal satellite Copernicus sentinel 5P, con le foto elaborate dalla piattaforma Onda della Serco di Frascati, mostrano in modo chiaro una differenza di concentrazione di agenti inquinanti (prima/durante il lockdown) su diverse aree urbane europee.

Prima dell’avvio dei protocolli di emergenza, concernenti le misure anti-contagio da coronavirus, la Pianura Padana risultava essere una delle zone più inquinate d’Europa. Vi erano inoltre alti livelli di inquinamento atmosferico su Istanbul, su Kiev e su tutta l’area che va dalle zone più industrializzate della Germania fino a quelle della Gran Bretagna. Anche i dati di Madrid e Barcellona erano ugualmente inquietanti.

La fotografia dell’Europa dal satellite, effettuata dopo un mese dal lockdown, mostra invece un netto miglioramento della qualità dell’aria. Tanto che questo dato non può avere solo una valenza legata a condizioni eventualmente meteorologiche ma evidentemente collegate all’inquinamento da smog.

Mappa inquinamento Europa prima del lockdown
Mappa inquinamento Europa prima del lockdown
mappa Europa inquinamento dopo coronavirus
Mappa Europa inquinamento dopo lockdown coronavirus

Chiediamo ad Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde e già Ministro dell’Ambiente, impegnato da sempre nella battaglia per il miglioramento della qualità dell’aria: come mai bisogna aspettare una pandemia per attendere questi risultati? L’Europa dopo questo farà una scelta innovativa rispetto alle smart cities?

“C’è voluto questo disastro per ricordarci che proprio la Ue segnala come stima prudenziale che ogni anno oltre 400.000 persone muoiono prematuramente a causa di polmoniti e altre malattie respiratorie, legate alla pessima qualità dell’aria. Oggi gli scienziati stanno studiando, non solo la possibilità del virus di diffondersi più facilmente grazie allo smog, ma anche se una concausa della maggiore diffusione e mortalità in alcune zone non sia dovuta alla debolezza degli apparati respiratori ma dal fatto di vivere in una zona con aria molto inquinata”.

L’Europa dopo questo farà una scelta innovativa rispetto alle smart cities?

Io credo che l’Europa dovrà uscire da questa crisi facendo in modo che il Green New Deal, di cui si parlava, sia davvero green. Tra l’altro, riprendendo il termine di “nuovo corso” che fu coniato per fronteggiare la crisi che sconvolse l’economia americana a cominciare dal 1929. La crisi economica che ci troviamo a dover affrontare oggi ha dimensioni catastrofiche. Possiamo uscirne solo con misure di intervento che mirino ad un grande investimento nella costruzione di nuove infrastrutture per realizzare le smart cities. Puntando sulla mobilità sostenibile elettrica e a idrogeno, su progetti innovativi, penso ad esempio ad Hyperloop, il treno a levitazione magnetica che investe in energia rinnovabile ed evita il consumo di suolo. Pensiamo a rinnovare i parchi veicolari del trasporto pubblico in tutta Europa, a un rapido passaggio dall’epoca dei combustibili fossili alle rinnovabili. Si possono creare milioni di posti di lavoro creando una nuova economia verde. Oggi siamo di fronte alla necessità di immettere grandi quantitativi di risorse nel rilancio economico, possiamo farlo seguendo questa logica.

Dopo questa emergenza, si potrà avere maggiore consapevolezza di questa necessità?

Quello che dobbiamo evitare è che qualcuno pensi di dover risarcire le lobby petrolifere che, con il crollo del prezzo del petrolio, hanno perso qualcosa. Se questa crisi ci sta insegnando qualcosa è il fatto di avere città in cui la mobilità sia sostenibile, puntando sulle attività in smartworking, quindi con lavoro a distanza. Il che non significa solo lavorare da casa ma anche negli ambienti di coworking, dove le persone possono recarsi senza percorrere decine di chilometri nel traffico ma poche centinaia di metri da casa, a piedi, in luoghi attrezzati per poter essere, allo stesso tempo, luoghi di socializzazione e soluzioni per liberare le strade dal traffico.

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