Contraccezione naturale: i metodi

Contraccezione naturale: i metodi

L'impianto sottocutaneo ormonale è l'ultimo ritrovato in fatto di contraccezione ma esistono moltissimi metodi naturali che si possono utilizzare senza ricorrere a farmaci

In questi giorni si sta parlando molto di metodi contraccettivi alternativi, in particolare l’impianto sottocutaneo ormonale, scelto ormai da una donna romana su quattro. Ma cosa si può fare qualora si volesse conciliare la sessualità e metodi naturali? Si tratta di una questione che è stata sollevata sovente nel mondo vegano, dove l’utilizzo di preservativi in lattice o di soluzioni chimiche talvolta è considerato poco consono perché derivante da processi produttivi altamente inquinanti.

Sono molti i metodi naturali di contraccezione che permettono di unire il sesso con le esigenze anche degli estremisti dell’ecologia. Prima di addentrarci nelle varie modalità, però, è bene ricordare come tali sistemi siano stati pensati per evitare gravidanze indesiderate, ma in nessun modo prevengono malattie sessualmente trasmissibili. Pertanto se ne consiglia l’uso unicamente per le coppie stabili e monogame, ricordando però che la loro affidabilità è meno efficace dei rimedi consueti.

I metodi fanno tutti parte della filosofia del fertility awareness, ovvero del riconoscimento del periodo fertile della donna, che permette in linea teorica di applicare le tecniche del natural family planning, ovvero del controllo naturale delle gravidanze indesiderate.

Il più noto è sicuramente il coito interrotto, ovvero l’interruzione del rapporto penetrativo poco prima dell’eiaculazione. La sua affidabilità è davvero scarsa, perché l’uomo può comunque emettere quantità impercettibili di sperma, ma sufficienti alla fecondazione, anche prima dell’orgasmo. Un’altra teoria pratica, invece, fa dell’astensione vaginale il proprio motto, sostituendo il rapporto classico con masturbazione e contatti orali e anali.

Si prosegue poi con il metodo Ogino-Knauss, che concentra i rapporti sessuali nel periodo non fertile della donna. In caso di mestruazioni ogni 28 giorni, il periodo fertile dovrebbe essere tra il decimo e il diciassettesimo giorno: gli amplessi, perciò, andranno raggruppati nel tempo rimanente del ciclo. Appare evidente la difficoltà di calcolo di questo sistema, perché raramente il genere femminile gode di mestruazioni così puntuali.

Il sistema della temperatura basale si basa sul presupposto che la temperatura vaginale e rettale della donna sale di circa 0,3/0,5 gradi a ridosso dell’ovulazione. Misurando la temperatura ogni giorno, è possibile stabilire quando si è nel periodo fertile, badando però a non avere rapporti nei tre giorni precedenti e successivi all’incremento. Il limite di questo metodo, tuttavia, è l’estrema variabilità da donna a donna: sono moltissimi i fattori che fanno lievitare o diminuire la temperatura vaginale, quali ad esempio il tipo di biancheria usata, eventuali piccole irritazioni, malesseri e quant’altro.

La teoria del muco cervicale si basa sull’assunzione che i liquidi vaginali diventino più fluidi, striati ed elastici con l’ovulazione. In questo caso, l’ispezione del muco prima del rapporto dovrebbe garantire l’individuazione del periodo fertile. Anche in questo caso, però, sono molti gli ostacoli all’affidabilità: la consistenza del fluido può variare per molti motivi, quali ad esempio un’infezione. Inoltre, non tutte le donne producono questi liquidi nelle stesse modalità e quantità, per questo anche questo metodo rischia di essere aleatorio.

Esistono, infine, strumenti commerciali quali “Persona” che consentono, tramite degli stick e un misuratore elettronico, di stabilire i dosaggi ormonali della donna, per sapere con un medio margine di certezza l’assenza del periodo fertile.

Le soluzioni presentate, come abbiamo visto, non sembrano però garantire un’infallibilità tale da escludere una gravidanza indesiderata. L’ecologia, tuttavia, potrebbe essere sposata su un altro versante: da tempo, infatti, vengono commercializzati preservativivegan friendly” che, seppur in latex, non vengono testati sugli animali, non contengono elementi di estrazione biologica da fauna varia e, non ultimo, rispondono ai criteri dell’impatto zero, ovvero la riforestazione in base alla quantità di CO2 utilizzata per la produzione. E per i più esigenti, esiste anche un sexy shop tutto in salsa vegana, dove testare i più svariati ritrovati.

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