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Confindustria contro gli incentivi alle rinnovabili: troppi costi in bolletta

Confindustria contro gli incentivi alle rinnovabili: troppi costi in bolletta

Il vicepresidente, Aurelio Regina, ne ha parlato in un'intervista a Repubblica: troppi oneri di sistema che rischiano di far chiudere troppe imprese.

Gli incentivi per le fonti rinnovabili hanno creato squilibrio nel settore e aumentato i costi sulle aziende: sono troppe quelle che stanno per chiudere a causa dei costi energetici. A dirlo è Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria che, in un’intervista a Repubblica, lancia un appello al governo, affinché intervenga in favore di un “riequilibrio”.

Il vicepresidente di Confindustria con delega all’energia ha spiegato al quotidiano:

Il mercato dell’energia attraversa una profonda crisi strutturale, senza interventi ci sarà una raffica di chiusure tra i produttori di energia e le aziende più esposte al fluttuare del prezzo della bolletta.

Secondo Regina, il sistema di incentivazione delle rinnovabili è stato “troppo generoso”: gli oneri di sistema, ha spiegato il vicepresidente, hanno fatto si che il prezzo dell’elettricità sia rimasto elevato rispetto ad altri paesi europei. Gli incentivati, infatti

devono contribuire al mantenimento di un sistema di riserva costituito anche da centrali termoelettriche, per evitare di restare al buio quando sole e vento spariscono.

Regina punta il dito contro l’immobilismo del governo in materia: urge una politica energetica stabile ed equilibrata ed è altrettanto necessario affrontare le questioni infrastrutturali. Inoltre, “Il titolo V della Costituzione andrà riformato togliendo energia, infrastrutture e trasporti dalle materie concorrenti”: lo strumento per farlo, nelle intenzioni di Regina, è il disegno di Legge Costituzionale sulle Province. Il vicepresidente di Confindustria ha poi concluso:

Non stiamo chiedendo aiuti a pioggia, né di aumentare il costo della bolletta elettrica, che a 45 miliardi è già alta. Vogliamo solo un riequilibrio del mercato e usufruire dello stesso trattamento di cui godono le imprese francesi e tedesche.

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