Clima: obbligo porte chiuse per i negozi a Milano, nessuno lo fa

Clima: obbligo porte chiuse per i negozi a Milano, nessuno lo fa

Porte aperte nei negozi milanesi nonostante un'ordinanza che ne imponga la chiusura a tutela dell'ambiente.

Smog e inquinamento atmosferico hanno portato a Milano a un’ordinanza che impone ai negozi di tenere le porte esterne chiuse. Un provvedimento approvato per tutelare la salute, ma anche e soprattutto per ridurre la necessità di utilizzo (in estate come in inverno) di condizionatori d’aria e impianti di riscaldamento.

Una misura nata quindi per ridurre le emissioni nocive nell’aria e ridurre l’inquinamento atmosferico di Milano, che vede negli impianti di riscaldamento uno dei maggiori responsabili dello smog meneghino. A sollevare nuovamente la questione, al centro già nei mesi scorsi di accese polemiche, l’esponente dei Verdi Cristina Simonini e poi Patrizia Bedori, consigliera comunale del Movimento 5 Stelle.

Un provvedimento che è già stato approvato (nel 2017) come sottolineato da Carlo Monguzzi, presidente commissione Ambiente. Come lamentano però Simonini e Bedori non sono scattati in seguito i necessari controlli in merito alla reale applicazione della normativa. In base ad alcune verifiche effettuate senza preavviso da Legambiente i negozi con porte aperte erano soggetti a forti dispersioni termiche, pur mantenendo temperature all’interno fino a 27 gradi (controlli effettuati a dicembre 2016).

Lo scontro tra ambientalisti e commercianti sembra giocarsi soprattutto sul versante economico. Secondo i negozianti tenere le porte chiuse allontanerebbe i clienti influendo negativamente sugli affari. Inoltre, secondo i gestori degli “shop” milanesi, le porte aperte sono dotate di “lame d’aria” che riducono le dispersioni termiche fino all’80%. Una soluzione tuttavia poco gradita alle associazioni ambientaliste, che sottolineano il maggiore consumo energetico (+25%) legato a questa “soluzione”.

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