Clima, imprese italiane chiedono all’UE impegni più ambiziosi

Clima, imprese italiane chiedono all’UE impegni più ambiziosi

Fonte immagine: Foto di 272447 da Pixabay

Aziende e associazioni di imprese italiane chiedono all'UE maggiore ambizione sul fronte del clima, i punti chiave presentati da ANEV.

Occorre agire per il clima attraverso il Recovery Fund e impegni europei più ambiziosi. Questo il messaggio inviato da cento esponenti di associazioni di imprese e aziende italiane. Una richiesta diretta alle istituzioni comunitarie e a quelle italiane, con il desiderio di vedere ritoccata al rialzo l’asticella degli obiettivi di ripresa post Covid-19.

Le aziende chiedono una transizione ecologica e climatica improntata sull’ambizione per quanto rigurda gli obiettivi UE. Tra le associazioni che hanno aderito all’appello anche l’ANEV, l’Associazione Nazionale Energia del Vento.

I firmatari dell’appello chiedono maggiore impegno verso la Green Economy. Ad esempio aumentando la quota di finanziamenti per il clima contenuti nel Recovery Fund e includendo una lista con le attività “anti-clima” che non devono essere finanziate. Come riportato in una nota dell’ANEV, all’interno dell’appello è indicato:

La transizione verso un’economia ambientalmente sostenibile e climaticamente neutrale rappresenta una sfida epocale. Cambierà il sistema energetico e i modelli di produzione e consumo in tutti i settori.

Appello per il clima delle imprese italiane, i punti chiave

L’appello italiano si affianca alle diverse iniziative messe in atto anche in altri Paesi UE. Appello che affonda le sue radici nel “Manifesto per il Green Deal” firmato a giugno da 110 rappresentanti del mondo delle imprese. Tre i punti chiave indicati nel documento appena presentato delle imprese italiane:

  1. Ambizione climatica. Portare dal 37% al 50% la quota di investimenti del Recovery and Resilience Facility – il più importante strumento di finanziamento del pacchetto Next Generation EU – destinati a progetti favorevoli al clima. Sia per realizzare il taglio delle emissioni del 55% entro il 2030 e puntare sulla neutralità climatica al 2050 che per contribuire a mobilitare i 350 miliardi di euro all’anno di investimenti per il clima e l’energia a livello europeo, stimati dalla Commissione Europea;
  2. Criteri climatici per gli investimenti. Adottare una metodologia chiara per riconoscere gli investimenti favorevoli al clima, come quella definita dal Regolamento europeo per la “Tassonomia per la finanza sostenibile”;
  3. Una “lista di esclusione”. Introdurre una lista di attività economiche che non possono accedere ai finanziamenti del Recovery and Resilience Fund perché incompatibili con il taglio delle emissioni al 2030 e con l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050.

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