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Città più inquinate d’Italia 2018: Brescia, Lodi, Monza e Venezia le peggiori

Città più inquinate d’Italia 2018: Brescia, Lodi, Monza e Venezia le peggiori

Fonte immagine: pixabay

Mal'aria 2019, il dossier annuale di Legambiente sulla qualità dell'aria delle città italiane, fornisce una classifica delle più inquinate.

Le città italiane continuano a essere inquinate, sia in inverno che in estate. Lo conferma Mal’Aria 2019, l’ultima analisi effettuata da Legambiente, che fornisce un quadro preoccupante sulla quantità di smog che ogni giorno siamo costretti a respirare.

Nello studio appena pubblicato l’associazione ambientalista fotografa una situazione allarmante: nel 2018 i limiti giornalieri per l’inquinamento atmosferico (fissati in 35 giorni per il Pm10 e 25 per l’ozono), sono stati sforati in ben 55 capoluoghi di provincia. Di questi in 24 si sono superati contemporaneamente sia i limiti per le polveri sottili che per l’ozono, elemento nocivo per la salute umana, parte di quello che comunemente chiamiamo “smog”. In sostanza, i cittadini hanno respirato aria inquinata per circa 4 mesi.

Nella triste classifica delle città più inquinate spicca al primo posto Brescia, con i suoi 150 giorni di sforamento (la somma tra i 47 per il Pm10 e i 103 per l’ozono). Seguono a ruota Lodi con 149 giorni, Monza con 140, Venezia con 139, Alessandria 136, Milano 135, Torino 134, Padova 130, Bergamo e Cremona con 127 e Rovigo 121. Tutte città della Pianura Padana che, per caratteristiche del territorio, riesce a rinnovare meno l’aria rispetto al resto del Paese.

Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, ha dichiarato:

“In Italia continua a pesare enormemente la mancanza di una efficace strategia antismog e il fatto che in questi anni l’emergenza inquinamento atmosferico è stata affrontata in maniera disomogenea ed estemporanea. A quasi nulla sono serviti i piani anti smog in nord Italia scattati il primo ottobre 2018 con il blocco, parziale, della circolazione per i mezzi più inquinanti. L’inquinamento atmosferico ad oggi continua ad essere un’emergenza costante nel nostro Paese non più giustificabile con le avverse condizioni meteo-climatiche della pianura padana o legate alla sola stagionalità invernale”.

L’analisi di Legambiente è in linea con lo studio condotto dall’Agenzia per l’Ambiente Europea, “Air Quality 2019”, dove in sostanza si afferma che dei 4 milioni di europei che vivono in zone inquinate, il 95% si trova in nord Italia.

La prima città capoluogo non padana presente in graduatoria è Frosinone. La città del Lazio è colpevole di aver superato i target imposti per 116 giorni nel 2018. Genova rappresenta un caso particolare: tutti i suoi 103 giorni da “fuorilegge” sono dovuti alla massiccia presenza di ozono.

Spostandoci al sud, la città peggiore risulta Avellino con 89 giorni oltre la soglia, mentre del centro Italia è Terni: 86 sforamenti. La Capitale (Roma), invece, fa segnare lo stesso risultato di Napoli con 72 giorni.

Tra le principali fonti di emissioni inquinanti, accusa Legambiente, troviamo il traffico, il riscaldamento domestico, le industrie e le pratiche agricole. Per quanto riguarda il traffico, l’associazione denuncia come il 65,3% degli spostamenti venga fatto con auto privata, una percentuale troppo elevata, che va combattuta con il potenziamento del servizio pubblico.

Tra le altre proposte fatte dall’associazione troviamo l’introduzione di target vincolanti per gli spostamenti giornalieri nelle città con più di 50 mila abitanti. Sulla scia di quanto fatto in Inghilterra, poi, vanno realizzate zone a pedaggio per il centro città, e vaste aree a emissioni limitate.

Infine, Legambiente sollecita il Governo a mettere in piedi una vera e propria roadmap, con obiettivi al 2030 e al 2050, che metta insieme la decarbonizzazione del Paese e l’esplosione della mobilità sostenibile.

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