Città a zero rifiuti: ecco come la Cina abbraccia l’economia circolare

Città a zero rifiuti: ecco come la Cina abbraccia l’economia circolare

Fonte immagine: iStock

Al via il progetto Città a zero rifiuti cinese: oltre a potenziare gli impianti, l'obiettivo è ridurre alla base la produzione di spazzatura promuovendo nuovi stili di vita.

Una Cina libera dai rifiuti, lo ha deciso il Consiglio di Stato della Repubblica che ha da poco presentato la strategia per mettere in atto il piano “Città a zero rifiuti”.

L’intenzione, espressa per la prima volta durante il World Cities Summit, forum tenuto a Singapore lo scorso luglio, è quella di diminuire la quantità di rifiuti prodotti e di alimentare il processo virtuoso dell’economia circolare, grazie al potenziamento di impianti e infrastrutture presenti sul territorio.

Inoltre, al fine di migliorare il livello di sviluppo verde urbano, il Governo intende promuovere l’adozione di stili di vita orientati verso un maggiore rispetto dell’ambiente, e diffondere nuove pratiche sia industriali che di produzione agricola che rispettino le risorse naturali a disposizione.

“La costruzione del progetto pilota zero-waste city è di grande importanza per promuovere e approfondire la riforma globale della gestione dei rifiuti solidi urbani”, si legge dalle colonne del sito del ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente cinese, “una misura importante per realizzare una civiltà ecologica e per costruire una Cina migliore. Il nostro punta a diventare un programma replicabile per raggiungere il virtuoso obiettivo zero rifiuti”.

Una risposta che i cittadini attendevano da tempo, dato che il problema rifiuti interessa tutto il Paese. La quantità stoccata nelle discariche, infatti, è diventata insostenibile per le capacità di trattamento degli impianti cinesi dove pesano, in modo consistente, anche le tonnellate provenienti da Paesi esteri, Europa compresa.

In merito a quanto riferisce il Governo, saranno ora selezionate 10 città pilota dove implementare nuove pratiche di gestione del rifiuti, da testare entro il 2020.

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