Cina: livelli di inquinamento addirittura maggiori del pre-coronavirus

Cina: livelli di inquinamento addirittura maggiori del pre-coronavirus

Fonte immagine: Pixabay

L'inquinamento in Cina supera i livelli antecedenti al lockdown da coronavirus: si torna a usare il carbone in modo massiccio.

L’inquinamento atmosferico ritorna a preoccupare la Cina, con livelli addirittura maggiori della fase pre-coronavirus. Sono questi i dati allarmanti che provengono dalla Repubblica Popolare al termine del lockdown: non solo la qualità dell’aria è peggiorata, ma addirittura ha raggiunto livelli record di dannosità. A confermarlo è il Center for Research on Energy and Clean Air, organizzazione indipendente che ha analizzato la qualità dell’aria nel Paese al termine della quarantena.

Il gruppo ha monitorato alcuni fattori quali i livelli di particolato, diossido di azoto, diossido di zolfo e ozono dalla metà di aprile a oggi. Dai dati è emerso come tutti questi inquinanti abbiano superato i livelli registrati un anno fa, in piena normalità e in assenza di pandemie.

Cina: ritorna il carbone

Gran parte degli inquinanti proverrebbe dalla riapertura degli impianti di produzione, oggi attivi a regimi aumentati per compensare i mancati introiti durante il lockdown. Per rispondere alle accresciute necessità in termini energetici, sarebbe aumentato il ricorso a fonti fossili inquinanti, in particolare il carbone.

Secondo il gruppo indipendente, il ritorno alla normalità avrebbe spinto le autorità locali a rimuovere le normative anti-inquinamento approvate negli ultimi anni. Dal 2014 la Cina ha infatti annunciato la “guerra contro l’inquinamento”, ottenendo importanti risultati. Nel 2019, ad esempio, uno studio ha confermato come almeno sei delle normative implementate abbiano portato a un sensibile calo delle sostanze tossiche in atmosfera, salvando più di 400.000 vite a partire dal 2017.

Il coronavirus sembra però aver sparigliato le carte in tavola. Allo scopo di far riprendere il più velocemente possibile l’economia, il Paese avrebbe deciso di accantonare i piani sull’energia verde, ritornando invece a un ricorso massiccio del carbone. Il tutto non solo a danno dell’ambiente, poiché le fonti fossili sono fra le principali responsabili dei cambiamenti climatici, ma anche degli stessi malati. Diversi studi hanno infatti dimostrato come l’infezione da coronavirus sia più pesante e letale nelle aree del mondo maggiormente inquinate.

Fonte: Gizmodo

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