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Cimice asiatica: trovato in Romagna l’insetto che la combatte

Cimice asiatica: trovato in Romagna l’insetto che la combatte

La cimice asiatica crea sempre più danni in agricoltura, ma in Romagna è stato scovato un insetto in grado di contenerne la diffusione.

Con il calo delle temperature tipico dell’autunno, le abitazioni sono letteralmente prese d’assalto dalle cimici asiatiche, pronte a svolazzare all’interno delle case per trovare un luogo caldo dove trascorrere l’inverno. Questi esemplari non sono tuttavia solamente fastidiosi, con il loro volo continuo e insistente, ma anche pericolosi per l’agricoltura, poiché possono minacciare la normale crescita di numerose culture. Un antagonista del tutto biologico, però, è stato scoperto in Romagna: è l’Anastatus, un insetto visivamente simile alle formiche alate, capace di disattivarne le uova.

A fare la singolare scoperta è una cooperativa di Cesena, la Bioplanet, impegnata nella ricerca di soluzioni per la lotta biologica in agricoltura in alternativa all’uso di metodi chimici, come i pesticidi. Gli esperti hanno rilevato come l’Anastatus bifasciatus, un insetto simile alle formiche alate, sia in grado di contenere la proliferazione di cimici asiatiche, influendo sullo sviluppo delle loro uova.

Si tratta di una novità certamente interessante, poiché questo insetto è un imenottero da sempre presente in Italia, pertanto non richiede l’introduzione in natura di specie diverse da quelle autoctone. Così spiega Stefano Foschi, uno dei responsabili tecnici di Bioplanet, dalle pagine del Corriere di Bologna:

L’Anastatus bifasciatus è un imenottero presente in natura a livello italiano che in passato è già stato valutato da diversi ricercatori per la sua capacità di parassitizzare le uova di Halyomorpha halys. Nel nostro caso, raccogliendo campioni di uova di cimice asiatica a livello nazionale, ci siamo accorti che nella nostra zona Anastatus bifasciatus ha mostrato una capacità superiore alle medie finora conosciute di disattivare le uova di Halyomorpha halys. Abbiamo effettuato più verifiche e, in tutti i casi, la percentuale di uova parassitizzate è risultata molto alta. Per cui crediamo che questa sia la strada da seguire.

Un risultato importante, che potrà permettere di tenere sotto controllo la proliferazione della dannosa cimice, il tutto senza pesare sull’ambiente con l’introduzione di pesticidi chimici o di specie non adatte all’ecosistema italiano.

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