Chernobyl: dalla serie TV un insegnamento sul disastro del 1986

Chernobyl: dalla serie TV un insegnamento sul disastro del 1986

Fonte immagine: Svedoliver via iStock

Parte questa sera su Sky la serie TV dedicata all'incidente nucleare di Chernobyl: ecco i dettagli sulla produzione e gli insegnamenti da un simile dramma.

A oltre 30 anni di distanza dal tragico incidente che lasciò il mondo con il fiato sospeso, una produzione televisiva riporta gli spettatori al disastro nucleare di Chernobyl. Era infatti il 26 aprile del 1986 quando il reattore 4 della centrale ucraina “V.I. Lenin” esplose durante un test, cambiando per sempre la storia dell’energia nucleare e, soprattutto, dell’uomo. A partire da questa sera, Sky Atlantic trasmetterà la prima delle cinque puntate dell’omonima miniserie, già andata in onda negli Stati Uniti e divenuta un vero e proprio successo di critica e pubblico. Quali sono state le conseguenze del dramma di Chernobyl e, ancora, quale insegnamento si può trarre dalla serie TV?

Chernobyl: la serie TV

Chernobyl, serie

“Chernobyl” è una serie TV coprodotta da HBO e Sky, dedicata all’omonimo incidente nucleare del 1986. Creata da Craig Mazin e diretta da Johan Renck, la produzione racconterà i momenti cruciali del disastro nucleare più grave della storia dell’uomo, dai concitati attimi successivi all’esplosione fino alla ricerca dei responsabili. Un racconto che si estende in un arco temporale di cinque puntate, di poco meno di un’ora ciascuna, in arrivo in Italia da questa sera su Sky Atlantic fino al prossimo otto luglio.

Basata su una fedele ricostruzione storica, la serie si snoda concentrandosi sulle vicende di alcuni personaggi chiave, per la maggior parte realmente esistiti:

  • Valery Legasov (Jared Harris), il vicedirettore dell’Istituto Kurchatov per l’Energia Atomica, ed esperto di chimica inorganica. Viene chiamato dal Cremlino per indagare sulle cause dell’incidente e trovare un modo per contenere le radiazioni, guidando la commissione d’indagine. È proprio grazie a Legasov, morto suicida nel 1988, se oggi si conosce la piena verità su Chernobyl: prima di morire, infatti, lasciò la sua testimonianza su dei nastri circolati rapidamente nella comunità scientifica;
  • Boris Shcherbina (Stellan Skarsgård), a capo della commissione governativa sul caso, giunto a Chernobyl pochissime ore dopo il disastro;
  • Ulana Khomyuk (Emily Watson), una fisica nucleare sovietica giunta a Chernobyl di sua iniziativa per aiutare la commissione nelle indagini. Non è realmente esistita, ma Sky spiega come la creazione del suo personaggio sia stata necessaria per omaggiare e ricordare le decine di scienziati che, all’indomani del disastro, decisero di mettere la loro conoscenza a servizio della verità e della salvezza;
  • Lyudmilla Ignatenko (Jessie Buckley), la moglie realmente esistita di uno dei vigili del fuochi chiamati a spegnere l’incendio del reattore, a pochi minuti dall’esplosione;
  • Anatoly Dyatlov (Paul Ritter), il vice-ingegnere a capo della centrale nucleare, colui che ha supervisionato il test al reattore numero 4;
  • Aleksandr Akimov (Sam Troughton), il supervisore del turno di notte durante la tragica esplosione;
  • Leonid Toptunov (Robert Emms), l’ingegnere senior responsabile della gestione del reattore;
  • Viktor Bryukhanov (Con O’Neill), il direttore operativo dell’impianto nucleare;
  • Glukhov (Alexander Ferns), il capo dei minatori della miniera di Tula, chiamati all’indomani del disastro per scavare un tunnel sotto la centrale, per evitare la contaminazione delle falde e inserire sistemi di raffreddamento;
  • Mikhail Gorbachev (David Dencik), il Segretario Generale del Partito Comunista Sovietico.

La riprese sono state realizzate nel corso del 2018 tra Ucraina e Lituania, in ambientazioni molto simili a quelle di Chernobyl e di Pripyat, la cittadina a soli 3 chilometri dal reattore e diventata una vera e propria località fantasma. Ancora, è stata scelta la centrale nucleare di Ignalina, sempre in Lituania, una struttura da tempo chiusa e considerata “la sorella di Chernobyl”, per le sue peculiarità costruttive.

Chernobyl: i fatti, le conseguenze e gli insegnamenti

Chernobyl, sarcofago

In attesa di scoprire la narrazione della serie TV, è utile ripercorrere in pillole alcuni degli eventi che determinarono il disastro. Era il 26 aprile del 1986 quando, nel corso della notte, gli ingegneri della centrale di Chernobyl cercarono di terminare un test di sicurezza, avviato qualche ora prima: dopo aver ridotto la potenza del reattore, gli esperti desideravano verificare se il vapore presente fosse stato sufficiente per generare energia dalle turbine, per la gestione di eventuali blackout. La centrale aveva infatti un sistema di alimentazione alternativa a diesel, ma occorreva all’incirca un minuto affinché i motori potessero produrre energia sufficiente per l’impianto: si desiderava controllare, di conseguenza, la capacità dell’energia residua delle turbine come soluzione per coprire questo piccolo lasso di tempo.

A seguito della violazione di numerose norme di sicurezza, e di un problema caratteristico dei reattori RBMK, la centrale esplose all’incirca all’1.23. Nonostante gli ingegneri avessero premuto il pulsante di allarme, per spegnere immediatamente l’impianto, la grafite presente sull’estremità delle barre di controllo reagì con l’aria e l’idrogeno nell’impianto, determinando lo scoperchiamento dello stesso. Ne conseguì un fitto incendio, con fiamme elevatissime e dalla singolare luminescenza data la presenza di materiale radioattivo, nonché una nube pericolosa che si diffuse rapidamente.

Le autorità sovietiche non avvisarono immediatamente dell’incidente i Paesi limitrofi, poiché venne sottostimata la portata delle radiazioni, finché queste ultime non vennero registrate da alcuni impianti svedesi. A seguito dell’incidente, l’intera città di Pripyat venne evacuata in fretta e furia, mentre nelle settimane successive venne imposta una “zona di alienazione” – tutt’oggi in vigore – tra Ucraina e Bielorussia, della grandezza di 2.600 chilometri quadrati. Oggi il reattore di Chernobyl è coperto da uno speciale sarcofago, pensato per contenere eventuali fughe radioattive per i prossimi 100 anni. Le aree comprese nella zona di alienazione sono disabitate, anche se – data la riduzione dei livelli di radioattività – sono oggi visitabili con brevi tour organizzati. Pripyat è rimasta letteralmente ferma al 1986, con le case che presentano ancora gli oggetti originali data l’evacuazione in fretta e furia, e simbolica è divenuta la sua ruota panoramica: costruita e mai utilizzata, pensata per le celebrazioni del primo maggio dello stesso anno. Recenti ricerche hanno svelato come la natura si stia lentamente riprendendo possesso dell’area di Chernobyl, con una rigogliosa vegetazione e il ritorno di molte specie animali, alcune da decenni scomparse dalla zona e tornate data l’assenza dell’uomo.

La prima conseguenza del disastro di Chernobyl fu, oltre ad accelerare di fatto la caduta dell’URSS, il miglioramento di tutte le centrali nucleari russe, con la progressiva dismissione dei reattori RBMK per modelli con barre di controllo più sicure. In Italia l’incidente fu fondamentale per la vittoria del referendum sulla rinuncia all’energia nucleare del 1987, dato l’impatto avuto nell’immaginario comune. Molti gli insegnamenti giunti da questo disastro: non solo la necessità di ripensare all’intera energia nucleare, oggi sempre meno in voga e sempre più sostituita dalle fonti rinnovabili, ma anche la capacità della natura di prendere il sopravvento su ciò che l’uomo ha distrutto.

Fonte: Sky

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