Cesar Millan contro il genocidio dei Pit Bull

Cesar Millan contro il genocidio dei Pit Bull

Cesar Millan, l'addestratore di cani più famoso al mondo, si scaglia contro l'eliminazione dei Pit Bull, definendo la pratica come barbarie e genocidio.

Cesar Millan, l’addestratore di cani più famoso al mondo, torna sulle prime pagine della cronaca. Questa volta non per le polemiche sul supposto ricorso al collare elettrificato per il training degli animali – un vero e proprio polverone in Italia – bensì per la difesa dell’ American Pit Bull Terrier. L’uomo si è scagliato contro l’eliminazione degli esemplari di questa razza, definendola un vero e proprio genocidio.

In occasione di un documentario di Nat Geo Wild, pensato proprio per sensibilizzare su una razza tanto discussa come quella del Pit Bull, l’addestratore ha spiegato come il rifiuto sociale e le leggi per la contenzione degli esemplari siano ingiuste. I cani non sono aggressivi di natura, la maggior parte dei Pit Bull cresce nel pieno rispetto dell’uomo ed è capace di donare infinito amore, eliminarli preventivamente è quindi una follia.

Il nostro livello di ignoranza sta crescendo senza controllo, al punto da credere che la soluzione sia sbarazzarsi di una razza. Genocidio. È un genocidio.

La cattiva fama dei Pit Bull li precede, tanto che negli Stati Uniti diverse realtà locali hanno deciso di vietarne, o comunque di limitarne fortemente, il possesso. Questo sull’onda anche di alcuni casi mediatici, come la morte di un bambino per i morsi inflitti da un esemplare forse maltrattato. Gli stereotipi nascono dallo sfruttamento della razza nei combattimenti fra cani: se maltrattati o aizzati, la loro conformazione fisica può renderli particolarmente aggressivi e pericolosi. Questa non è tuttavia la loro indole, si tratta di una condizione di tortura fisica e psicologica che porta i Pit Bull alla violenza per sopravvivere. Ma nelle normali famiglie, dove il quattro zampe è seguito, coccolato, educato e protetto, è decisamente raro che simili incidenti si verifichino.

Non sono solo i Pit Bull a essere aggressivi, anche i Chihuahua sono aggressivi. Anche i Dalmata possono esserlo. Quello che intendo è come l’aggressività sia uno stato mentale, non un fattore di razza.

E qualora l’eutanasia dei Pit Bull fosse decisa per contrastare la criminalità organizzata e l’universo sommerso delle scommesse, non si otterrebbe alcun miglioramento. I malintenzionati passerebbero semplicemente da una razza all’altra, continuando a maltrattare animali per il loro interesse.

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