Cellule fotovoltaiche a doppia resa e minor costo

Cellule fotovoltaiche a doppia resa e minor costo

Uno dei limiti più grandi della tecnologia solare, come molti sanno, è il prezzo dei pannelli. Questa fonte energetica potrebbe dare un apporto considerevole se fosse diffusa molto più sui tetti di case, aziende, fabbriche, etc. Purtroppo allo stato attuale il valore ecologico del solare trova un grosso ostacolo nel fattore economico. L’investimento iniziale, che […]

Uno dei limiti più grandi della tecnologia solare, come molti sanno, è il prezzo dei pannelli. Questa fonte energetica potrebbe dare un apporto considerevole se fosse diffusa molto più sui tetti di case, aziende, fabbriche, etc. Purtroppo allo stato attuale il valore ecologico del solare trova un grosso ostacolo nel fattore economico.

L’investimento iniziale, che per un buon impianto domestico si può aggirare sui 10 mila euro o più, trova un suo ritorno solo dopo diversi anni, grazie all’energia non comprata al distributore e a quella rivenduta, per merito anche dei sussidi statali al settore.

Proprio alla luce di ciò, assume un grande rilievo la ricerca di soluzioni tecnologiche che permettano la costruzione di pannelli fotovoltaici economici. È da annoverare tra queste la recente scoperta fatta da Michael Grätzel dell’Istituto Federale per la Tecnologia di Losanna.

Il suo team di ricerca, già nel 1991, aveva sviluppato una tecnologia di produzione energetica che facesse a meno del silicio, la componente più costosa degli odierni pannelli, per le cellule dei pannelli. La soluzione proposta si basava su una tintura economica (con microgranuli di diossido di titanio) in grado di reagire con la luce rilasciando elettroni, trasportati poi da un liquido apposito all’interno dei pannelli e catturati da appositi elettrodi.

Il limite che aveva impedito finora il diffondersi di questa innovazione risiedeva nell’insufficiente resa energetica, che raggiungeva appena l’8,2 per cento, a fronte del 15 per cento di resa minima dei pannelli commerciabili.

La ricerca su questa particolare tecnologia ha proseguito in questi ultimi anni nei laboratori dell’Università di Hyogo, in Giappone, dove sembra essere arrivata ad un punto di svolta. Il team di ricerca, guidato ancora da Grätzel, ha infatti dichiarato di aver ovviato al problema grazie ad una semplice ma efficace soluzione.

Si tratta di cellule basate sulla medesima tintura, ma in grado di ottenere luce da entrambi i lati. Mentre i pannelli con il sistema precedente necessitavano un fondo opaco che facesse da elettrodo, il nuovo sistema messo a punto sostituisce questo fondo con un altro pannello trasparente, a sua volta trattato con la tintura, in modo da mantenere la funzione di elettrodo, pur lasciando trapelare la luce dal retro.

Ottenendo così, in breve, una capacità produttiva raddoppiata, in grado di aumentare il tempo di esposizione di un pannello: minor resa in condizioni ottimali, maggiore nell’arco complessivo di una giornata.

Un’innovazione ancora più importante se si considera l’alto livello di investimenti che già stava attirando la tecnologia di cellule a tintura, con la Sony che aveva dichiarato a Maggio di aver sviluppato cellule ti questo tipo in grado di offrire una resa del 10 per cento, ora potenzialmente raddoppiabili, pur mantenendo il notevole vantaggio economico.

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